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La luce, i volti e i luoghi di Giuseppe Pellizza

Categoria: Persone

Categoria: Persone

Anno: 2026

Autore del famoso Il Quarto Stato, Giuseppe Pellizza racconta Volpedo attraverso la sua arte. L’articolo di Emanuela Morganti esplora il legame profondo tra l’artista e la sua terra, dove volti, architetture e paesaggi diventano materia artistica e simbolica.

Ringraziamo Pinacoteca Divisionismo Tortona per la gentile collaborazione

Volpedo è un comune della provincia di Alessandria, disteso tra la collina e la pianura padana, un piccolo paese dal fascino sospeso. A differenza di molti altri borghi del Piemonte, il nome di Volpedo è noto a livello nazionale e internazionale, i suoi scorci, i dintorni e i volti di chi lo ha abitato sono ancora oggi conosciuti e ammirati. Il merito è di chi con la propria arte ha donato loro l’immortalità, del concittadino più famoso che nell’arco di trentanove anni è riuscito a eternare le persone e i luoghi, di un pittore che ha saldato per sempre il proprio nome alla propria terra: Giuseppe Pellizza da Volpedo.

L’artista nasce nel 1868 in una famiglia di piccoli proprietari terrieri che ne asseconda la passione e la propensione per il disegno, ne sostiene gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, i viaggi di aggiornamento a Roma, Firenze, Genova e Parigi, e il periodo di formazione a Bergamo presso Cesare Tallone. Nel volgere degli anni il giovane incontra e tesse relazioni con i maggiori pittori e intellettuali contemporanei, da Plinio Nomellini a Giovanni Cena, da Vittore Grubicy de Dragon a Ugo Ojetti, da Domenico Tumiati a Giovanni Segantini, da Gaetano Previati ad Angelo Morbelli. A quest’ultimo, come all’omonimo conterraneo Barabino, lo unirà un legame di amicizia duraturo e sincero. 

Numerosi e illustri sono quindi i luoghi e i nomi che popolano la vita di Giuseppe Pellizza, eppure nella sua pittura l’autore torna quasi sempre a casa, con lo sguardo, la mente e l’azione, disegna e dipinge le fisionomie, le architetture, i paesaggi della sua Volpedo. Persino nell’opera simbolo della sua produzione il pittore ritrae la piazza del paese di campagna gremita dai concittadini e dalle concittadine. Nasce così, in una piccola piazza che oggi ne porta il nome, un’icona di livello mondiale: Il Quarto stato.

L’opera unisce la realtà del tempo agli ideali sociali, l’iconografia del proletariato in marcia diffusa sulla stampa e nell’arte socialista italiana ed estera alla storia dell’arte (richiamando la Scuola di Atene dipinto da Raffaello Sanzio nelle Stanze Vaticane), la tecnica divisionista e i soggetti della pittura contemporanea. Con queste ultime in particolare Pellizza si ritrova con consapevolezza alla I Esposizione Triennale di Belle Arti di Milano tenutasi a Brera nel 1891, alla quale partecipa e ammira Segantini, Previati, Morbelli e, soprattutto, Emilio Longoni, che nell’Oratore dello sciopero illustra tematiche affini a quelle che seguiranno ne Il Quarto stato.

A partire dall’anno successivo Pellizza è impegnato nella creazione di un’opera dalla genesi decennale, che, attraverso disegni, bozzetti e studi preparatori, si sviluppa attraverso le tele Ambasciatori della fame (1892), Fiumana (1896) e Il cammino dei Lavoratori (1898-1899), sino a giungere alla versione definitiva, Il Quarto stato, realizzata tra il 1898 e il 1901. I titoli assegnati ai dipinti si trasformano e maturano in parallelo all’evoluzione estetica e semantica dell’opera, da reale manifestazione di protesta a ideale incedere, da movimento di massa a valenza politica. L’unione di questi fattori con la tecnica divisionista permette all’autore di creare un dipinto in cui la luce inonda una studiata composizione accademica (la chiara suddivisione dei piani, il gruppo anteposto inscrivibile all’interno di un triangolo, la simmetria pulita e schematica dell’insieme) donandole livelli di lettura stratificati.

La folla in cammino procede da una situazione di ombra alle proprie spalle verso la luce davanti a sé, si tratta di una rappresentazione reale e allo stesso tempo ideale: nel secondo piano ancora non giungono i bagliori dell’alba, e a fatica si riescono a intravedere le colline e la campagna intorno al paese insieme a qualche elemento architettonico (la parete di un edificio a sinistra, le porzioni di un muricciolo a destra – dove l’autore inserisce la propria firma). Il primo piano è invece inondato di luce, una luce frontale rispetto alla moltitudine in cammino, in grado di illuminare le figure e al contempo di produrre ombre.

Proprio come in altri dipinti, quali Il Ritorno dei naufraghi al paese, Sul fienile, Speranze deluse o Fiore reciso, nella resa della luce Giuseppe Pellizza non aggiunge solo sfumature, cromie e chiaroscuri, ma crea e suggerisce piani interpretativi. In Fiumana, Il cammino dei Lavoratori e infine Il Quarto stato la luce assume una potente valenza simbolica, evoca il sole dell’avvenire di matrice socialista, allude al cammino percorso dall’iniziale sfruttamento, attraverso il miglioramento della situazione lavorativa, sino alla conquista di diritti e al riconoscimento della propria dignità.

Il Quarto stato si inserisce all’interno di una intensa parabola lavorativa e di vita, fatta di studi sulla luce, di lettura di testi teorici e tecnici, di confronti e raccomandazioni con amici e colleghi e di attenzione al femminile. Infatti, oltre ai singoli ritratti (tra cui Santina Negri, La signora Battegazzore, Maternità, Attesa, La sfinge, La donna dell’emigrato, La Signora Sofia Abbiati Cocco) e ai soggetti religiosi (Sacra famiglia su tutti) si conserva nell’opera di Pellizza una premura e una meticolosità nell’accennare e nel rappresentare le donne. Allude alla dimensione di cura familiare persino quando assegna ai dipinti titoli che non vi rimandano, come in Sul fienile o in Paesaggio presso Volpedo dove sono le donne a prestare assistenza al moribondo e ai bambini, oppure descrive la pietas e la compartecipazione affidata alle donne dalla società in episodi di dolente umanità, come in Il Ritorno dei naufraghi al paese e in Fiore reciso o Il morticino.

Altrove racconta del lavoro femminile. A volte non lo rappresenta direttamente, come si verifica in Panni al sole, in cui la cesta poggiata a terra colma di bucato e le lenzuola già stese evocano chiaramente chi è chiamata ogni giorno a svolgere le mansioni domestiche senza però immortalarne la presenza, il pittore qui rappresenta senza ritrarre. In taluni casi il messaggio filtra attraverso un soggetto altro, come in Speranze deluse dove una giovane pastora circondata dal suo gregge si appoggia sconfortata con il capo al bastone sotto lo sguardo affettuoso di una delle pecore, mentre in secondo piano procede il corteo nuziale del quale avrebbe dovuto essere la sposa, ora disillusa promessa come ci ricorda il titolo.

Infine, ci sono le opere nelle quali Giuseppe Pellizza rappresenta le lavoratrici in quanto tali, e paradigmatico di questo ragionamento è il mutamento intervenuto sulle figure femminili durante la genesi de Il Quarto Stato. In Ambasciatori della fame sono maschili sia le tre figure in primo piano sia quelle che compongono la massa alle loro spalle, mentre le donne sono abbozzate sulla destra, isolate dalla folla dominante e quasi incorporate nella dimensione domestica che appare alle loro spalle (cioè le case e i comignoli oltre il muretto). A partire da Fiumana l’autore modifica l’impianto della composizione, non solo nelle proporzioni, nella disposizione e nello studio del chiaroscuro, ma anche nell’inserimento della presenza femminile e nella distribuzione delle donne all’interno della scena. Sono quattro le figure femminili riconoscibili, una nel primo piano e tre disposte tra la prima e la seconda fila della folla, di queste la metà sono figure materne con in braccio la prole. La percentuale di lavoratrici all’interno della massa in cammino è minoritaria e in questo l’autore si allinea all’iconografia proletaria socialista nazionale e internazionale, ma Pellizza non si limita alla rappresentazione tradizionale, vale a dire non restringe le donne alla posizione marginale di mogli di lavoratori e di madri di lavoratori, ma immortala le lavoratrici, dotate di consapevolezza e per questo in marcia. All’interno della produzione pittorica di Pellizza dunque le donne sono coprotagoniste, le comunità sono femminili e le donne sono lavoratrici.

Haltadefinizione, tech company di Gruppo Panini Cultura, specializzata nella digitalizzazione ad altissima risoluzione del patrimonio culturale, nel 2021 in collaborazione con il Museo del Novecento ha reso disponibile online Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Dal 7 luglio 2022 il dipinto è esposto alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.

L’opera, simbolo delle battaglie dei lavoratori completata nel 1901, è stata acquisita con tecniche fotografiche avanzate che permettono di esplorare ogni dettaglio della monumentale tela. Grazie alla tecnologia gigapixel, è possibile ingrandire infinite volte l’immagine rivelando ogni singola pennellata divisionista.

Per approfondire il progetto: “Il Quarto Stato: online il capolavoro di Pellizza da Volpedo”, (15 ottobre 2021).

Insieme alle figure, ai volti, alla tecnica e alla luce, comprimari della poetica di Giuseppe Pellizza sono i luoghi, quasi sempre riconducibili a località precise o spazi familiari. Poco distante da Volpedo dipinge Da Monleale, La Montà di Bogino, Automobile al passo del Penice e alcuni soggetti dedicati al ponte sul torrente Curone. Più spesso scorci del proprio paese come in Vecchio mulino a Volpedo, Volpedo sotto la neve, Pontecastello o Impressioni di paese. Volpedo appare e si custodisce nelle opere anche quando non fa capolino nei titoli e quando i soggetti portano altrove l’attenzione di chi li osserva. Come nel caso di Sul fienile ambientato nell’omonimo rustico di proprietà della famiglia Pellizza, dal quale era ed è possibile avere una vista dall’alto sui tetti del piccolo comune, che il pittore sfrutta e celebra sulla tela dove crea una straordinaria contrapposizione tra il primo piano, solcato di ombre, e il secondo piano, inondato di una luce accecante. O ancora una volta, Il Quarto stato ambientato nella piazzetta principale, che oggi conserva immutata i propri lineamenti.

Percorrendo a piedi il centro del paese si giunge a un piccolo spiazzo, già denominato piazza Castello e che oggi porta il nome del dipinto più noto qui ideato, dove il tempo si è fermato e ogni dettaglio è rimasto immutato: la parete d’angolo dell’edificio sulla sinistra, il muricciolo a destra, lo scorcio di fondo. Il selciato è stato rinnovato, con l’inserimento di mattonelle che segnalano la posizione delle figure nel quadro e permettono a chi giunge qui di ricostruire mentalmente la tela e, perché no, entrarvi per un momento come protagonista o come comparsa. L’intervento appartiene al novero delle iniziative promosse dall’Associazione Pellizza da Volpedo, dal Comune di Volpedo e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, volte a valorizzare la produzione dell’artista e a promuovere i luoghi di vita. Nascono così a Volpedo l’itinerario sui luoghi pellizziani, il museo didattico, lo studio – museo del pittore e i sentieri ad anello che conducono a punti nevralgici della sua poetica artistica poco lontani dal centro, mentre nella vicina Tortona la Pinacoteca Divisionismo espone un nutrito corpus di opere di Giuseppe Pellizza.

Volpedo dunque una volta e ancora, Volpedo che è stata testimone e complice del concittadino più famoso, di cui sono stati eternati i luoghi, la luce e i volti, e pensando alla quale Giuseppe Pellizza aveva scritto che «al vero artista la vita solitaria della campagna è utile invece che nociva poiché lontano dagli eccitamenti necessari ai fiacchi mai si ristà dal lavoro e dalle ricerche progredendo così d’un progresso lento ma continuo»1. 

1 Ugo Ojetti, Mostra individuale di G. Pellizza da Volpedo, in VIII Esposizione d’arte della città di Venezia. Catalogo illustrato, Premiate Officine Grafiche C. Ferrari, Venezia, 1909, p. 97.

Photo credits:
– Giuseppe Pellizza, Il Quarto Stato (dettagli), 1898–1901, olio su tela, Milano, Galleria d’Arte Moderna © Haltadefinizione Image Bank | Su concessione di Comune di Milano
– Giuseppe Pellizza (Pellizza Da Volpedo), Fiumana (1895 – 1896) : © Haltadefinizione Image Bank | Su concessione di Ministero della cultura – Pinacoteca di Brera
– Piazza Quarto stato a Volpedo.
– Itinerario dei luoghi pellizziani a Volpedo.