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Il cammino e il manoscritto

Categoria: Persone

Anno: 2023

L’Itinerario dell’Arcivescovo Sigerico, una guida di viaggio ante litteram. Monica Nanetti ci racconta questo splendido manoscritto dell’XI secolo.

Il cammino come riscoperta di testimonianze storiche di oltre 1000 anni fa: l’Itinerario dell’Arcivescovo Sigerico, una guida di viaggio ante litteram

“Pellegrinaggio: il recarsi per devozione o penitenza in un luogo che si considera sacro” questa la definizione che fornisce il dizionario Garzanti della lingua italiana. Un concetto che non è certo limitato al cristianesimo: ci sono esempi di viaggi devozionali già nell’antico Egitto, nella Grecia classica, nella civiltà Romana, senza contare il pellegrinaggio alla Mecca che ogni musulmano dovrebbe compiere almeno una volta nella vita. Ma, di certo, è in ambito cristiano che a partire dall’Alto Medioevo questa pratica si diffonde e si consolida in Europa. Come specifica Dante nella Vita Nova: “…peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno stretto: in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori della sua patria; in modo stretto non s’intende peregrino se non chi va verso la casa di Sa’ Iacopo o riede. E’ però da sapere che in tre modi si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio de l’Altissimo: chiamasi palmieri in quanto vanno oltremare, la onde molte volte recano la palma; chiamansi peregrini in quanto vanno a la casa di Galizia, però che la sepoltura di Sa’ Iacopo fue più lontana della sua patria che d’alcuno altro apostolo; chiamansi romei quanti vanno a Roma”.

Vengono così definite le tre peregrinationes maiores della religione cattolica: a Gerusalemme, a Santiago de Compostela e a Roma. Nella maggior parte dei casi questi viaggi si svolgevano lungo le strade consolari romane, dando così vita a un intreccio di percorsi in cui, nel corso del tempo, si mescolavano necessità pratiche ed esigenze spirituali, variabili meteorologiche e disponibilità di alloggi, scelte legate alla sicurezza del tracciato e opportunità di ordine commerciale. Itinerari che successivamente, a partire dal XVIII secolo, scivolarono in una sorta di oblio e che solo in anni recentissimi hanno conosciuto una rinascita attraverso la crescita del fenomeno dei “cammini”

L’elemento religioso, in questi moderni itinerari, è solo un aspetto – spesso non preponderante – delle motivazioni che muovono chi si mette in cammino. A spingere alla partenza sono oggi anche aspetti più laici: cammino come forma di “viaggio lento” alla scoperta di territori e persone; come momento di riflessione e processo di crescita interiore; come sfida alle proprie capacità; come approccio sostenibile all’esplorazione di luoghi. Quel che è certo è che si tratta di un fenomeno in crescita straordinaria, di cui principale protagonista è il Cammino di Santiago passato dai 2.900 pellegrini del 1987 alla cifra record di oltre 438.000 presenze nel 2022.

Sull’onda di questo successo anche la Via Francigena (itinerario di circa 1800 chilometri da Canterbury a Roma) sta moltiplicando rapidamente i suoi numeri e la sua popolarità, con oltre 50.000 pellegrini registrati nel 2022. Ma ben oltre i dati numerici, questo cammino presenta delle peculiarità che lo rendono assolutamente particolare. Perché se è vero, da un lato, che la Via Francigena – come la totalità dei cammini storici – nasce da un percorso disegnatosi nel corso dei secoli e determinato da esigenze commerciali, politiche, geografiche, è anche vero per contro che questo caso è uno dei pochi, se non l’unico esempio di cammino la cui esistenza è basata su un documento ufficiale che descrive un preciso tracciato: l’Itinerario dell’Arcivescovo Sigerico, manoscritto dell’XI secolo conservato presso la British Library di Londra. Il documento fa parte della collezione di manoscritti creata da Sir Robert Bruce Cotton (1571-1631), proseguita dal figlio Sir Thomas Cotton (1594-1662) e dal nipote Sir John Cotton (1621-1702); quest’ultimo alla sua morte donò la raccolta alla nazione inglese “per uso pubblico e vantaggio”. Nel 1753 la collezione Cotton entrò a far parte del patrimonio del neonato British Museum nel 1753 e venne poi incorporata nella British Library nel 1973; ad oggi è considerata una delle più importante raccolte di questo tipo di tutto il Regno Unito, comprendente ben 1.429 documenti catalogati, compresi nel periodo storico dal V al IX secolo.

Ma chi era Sigerico, e perché si era messo in viaggio? Le informazioni su questo personaggio (soprannominato “Sigeric the Serious”, pare per la sua dedizione agli studi) sono abbastanza vaghe e frammentarie: quello che si sa per certo è che fu il ventisettesimo Arcivescovo di Canterbury, venne nominato nell’anno 990 e rimase in carica fino alla sua morte, nel 994. Proprio in seguito alla sua nomina, Sigerico si recò quindi, com’era prassi, a Roma per ricevere dalle mani di papa Giovanni XV il “pallio”, che all’epoca era una fascia di stoffa a forma di Y indossata sulle spalle e lungo il petto: solo a seguito di questa investitura il nuovo arcivescovo cattolico era in grado di esercitare la sua piena autorità.

Una volta effettuata la cerimonia, Sigerico riprese la via del ritorno, e decise (forse su invito dello stesso papa) di annotare giorno per giorno tutte le 79 tappe del suo lunghissimo cammino fino a Canterbury. Un itinerario che, partendo da Roma, passava da località dell’alto Lazio come Suteria (l’attuale Sutri) e Acquapendente, proseguiva lungo la Val d’Orcia, attraversava la città di Seocine (Siena) e poi sempre più verso nord, incrociando località note ancora oggi e altre pressoché completamente sparite dalle mappe: come – solo per citarne alcune – San Gimignano, la pieve di Santa Maria Assunta a Chianni presso Gambassi Terme (che ospita tuttora un ostello per pellegrini), Arne Blanca (Fucecchio), Lucca, Puntremel (Pontremoli), il Monte Bardone (passo della Cisa), Sce Domnine (Fidenza), l’attraversamento del Po a Corte Sant’Andrea (piccolissimo borgo del comune di Senna Lodigiana che ancora oggi offre ai pellegrini l’opportunità di effettuare in barca il “transitum Padi”). E poi, dopo la pianura padana e i primi rilievi del Piemonte, su fino al passo del Gran San Bernardo, a 2473 metri di quota per scendere poi in Svizzera, verso Losanna, attraversando la Francia (Pontarlier, Besançon, Reims) e traghettando finalmente sulla Manica per raggiungere la Cattedrale di Canterbury.

Il risultato delle annotazioni di Sigerico, giunto fino a noi, non è un semplice elenco di località (le cosiddette “mansiones”) e di chiese visitate lungo il percorso, ma è molto di più. L’atteggiamento del novello Arcivescovo non era infatti molto diverso da quello di un turista odierno, che dopo aver consultato le varie indicazioni disponibili decide di vedere ciò che reputa più interessante e ne prende nota: quello che ne nasce è un vero e proprio diario personale, da cui emergono notizie, elementi geografici, curiosità, informazioni storiche di zone non toccate da grandi eventi e destinate altrimenti ad andare perdute. Quasi una Lonely Planet o una Guida Michelin dell’anno 1000, con indicazioni su dove dormire, dove mangiare, dove sostare (in prevalenza chiese o altri edifici religiosi) per una visita.

Nel corso dei secoli, come è naturale, il percorso della Via Francigena si è modificato in funzione di esigenze di tutti i tipi, con varianti e itinerari alternativi che fanno sì che lo si possa storicamente considerare non tanto come un unico percorso, ma piuttosto come un fascio di vie che si fiancheggiano e si intersecano, conducendo dall’Inghilterra e dal nord della Francia fino “ad limina Petri” (la tomba di Pietro, destinazione finale del pellegrinaggio). Resta, però, il dato irripetibile di un documento che ci permette di ricostruire tempi, ambienti e modalità dei viaggi compiuti intorno all’anno 1000; viaggi fisicamente impegnativi, effettuati quasi esclusivamente a piedi – anche nel caso di personaggi di riguardo, come l’Arcivescovo Sigerico – e con percorrenze medie superiori ai 20 chilometri giornalieri; itinerari pericolosi, sia per la presenza di predoni, sia per le variabili ambientali e meteorologiche, come l’attraversamento in quota del passo del Gran San Bernardo, coperto di neve e a rischio valanghe per otto o nove mesi all’anno, e dalle temperature rigide anche in piena estate (non a caso, tra i riti pre-partenza di ogni pellegrino c’era anche quello di fare testamento).

Ma anche percorsi che ci permettono di ricostruire una geografia di chiese, borghi, abbazie che svolgevano il ruolo di porto sicuro e di sostegno spirituale per i viandanti di passaggio. Così, in parallelo alla valenza storico scientifica, il diario di Sigerico costituisce un affascinante riferimento per chiunque decida oggi di percorrere anche solo un tratto della Via Francigena, a piedi o in bicicletta: un viaggio lento attraverso luoghi di grande bellezza, e al tempo stesso un viaggio nel tempo alla scoperta di tracce e riferimenti arrivati fino a noi dopo un intero millennio.