Andrea Santangelo apre una finestra sui risultati di una sua ricerca, commissionata dal Comune di Santarcangelo. Selezionare la documentazione d’archivio relativa al ruolo della Resistenza sul territorio comunale. Gli esiti sono sorprendenti. I documenti creano un intreccio di aneddoti e di documenti di elevato valore storico, tutti collegati alle persone, alla quotidianità e agli eventi vissuti negli anni della guerra in un paese come tanti ma con la sua specifica identità.
Una ricerca commissionata dal Comune di Santarcangelo di Romagnasul ruolo della Resistenza e sul contributo dei civili durante la Seconda guerra mondiale ha aperto le porte a un viaggio sorprendente dentro il patrimonio documentario locale.
D’altronde, chi frequenta gli archivi lo sa bene: si comincia con un obiettivo preciso, ma spesso ci si ritrova a percorrere sentieri inattesi. Si sa dove si parte, non si sa dove si va a finire. Così è stato anche a Santarcangelo, dove la documentazione non solo ha restituito nomi ed eventi del periodo 1943-1945, quello da me ricercato, ma ha rivelato un intreccio di storie grandi e piccole, capaci di illuminare la quotidianità di un territorio in guerra, con curiosità storiche di estremo interesse.
L’esteso comunale conserva materiali documentali a partire dalla sua fondazione, nel XIX secolo. Nonostante il distruttivo passaggio del fronte e i bombardamenti alleati della Seconda guerra mondiale, nulla è andato perduto: faldoni ordinati e accatastati hanno preservato atti, registri e memorie preziose, spesso ignote perfino agli stessi amministratori locali.

La ricchezza documentaria è tale da costituire un patrimonio non ancora del tutto esplorato. Tra le carte più significative e curiose, è emerso un dettagliatissimo piano comunale (è un intero faldone) concepito per affrontare amministrativamente gli anni del conflitto (1940-1943). I pianificatori si misero al lavoro e cercarono di prevedere le necessità di un piccolo comune italiano in tempo di guerra totale e con un budget praticamente azzerato.
Tra le tante disposizioni e regolamentazioni una in particolare mi ha colpito e fatto sorridere. Con molti dipendenti richiamati al fronte, infatti, si pose il problema delle sostituzioni, pertanto un vigile urbano, in borghese, fu incaricato di gironzolare per il territorio comunale per individuare tra i pensionati locali coloro che, in buona salute e senza impedimenti, potessero subentrare nei vari uffici.
Ne risultò un elenco di dodici nominativi, testimonianza concreta di come l’amministrazione tentasse di reggere l’urto della guerra con risorse limitate. Questo faldone meriterebbe un’intera conferenza per la sua unicità e interesse cronachistico. Tra i tanti fascicoli consultati sono emersi anche gli elenchi dei film proiettati nei cinema di Santarcangelo in tempo di guerra e, soprattutto le pellicole proibite. Alcuni di quei titoli oggi strappano un sorriso, ma raccontano bene il controllo culturale e censorio dell’epoca: La studentessa Lena in Chimica, La moglie del fornaio, La scogliera della morte, Una provinciale a Budapest.

Particolarmente curioso un episodio dell’agosto 1944 in cui la prefettura di Forlì diede ordini e contrordini. Dapprima, in data 21 agosto, l’ufficio di polizia disse di impedire a tutti i costi la proiezione del documentario dell’Istituto Luce sugli avvenimenti del 25 luglio 1943 (la caduta di Mussolini). Il comune di Santarcangelo rispose che potevano stare tranquilli poiché tutti i cinema della città erano chiusi e inattivi. Poi il 25 agosto un altro telegramma dalla prefettura di Forlì diceva che il documentario doveva assolutamente essere proiettato.
Non possediamo la risposta del comune, ma il 25 agosto iniziava l’operazione Olive, la grande battaglia per Rimini: le priorità per gli amministratori erano ben altre (rifugi aerei, cibo e alloggi per gli sfollati su tutti). Tra i tanti disastri della guerra, ecco spuntare le autodichiarazioni dei santarcangiolesi sulle distruzioni e asportazioni dei loro beni mobili e immobili. Le denunce dei residenti al rientro nelle proprie abitazioni offrono uno spaccato vivido: case depredate dai tedeschi in ritirata e dagli alleati in avanzata, mobili bruciati per scaldarsi, botti di vino scomparse, animali sottratti.
In mezzo a perdite drammatiche, colpisce anche chi lamentava semplicemente lo smarrimento di una spazzola. Un mosaico di esperienze che restituisce la complessità della vita civile durante e dopo il conflitto. Tra i faldoni compaiono inoltre testimonianze di associazioni ormai scomparse, come quelle dei romagnoli emigrati nel Lazio e in Abruzzo, che nell’immediato dopoguerra aiutavano le famiglie ad avere informazioni dei propri cari.

Dopo il passaggio del fronte, infatti, molti non avevano più notizie, quindi si costituivano queste associazioni che servivano a riunire persone dalle stesse località, dalle stesse regioni, dallo stesso retroterra culturale. Ho trovato curiosa anche una richiesta ufficiale del Comune fatta direttamente a un campo di concentramento tedesco per il rilascio di un dipendente internato in Germania come I.M.I. dopo l’8 settembre 1943; la lettera inviata lo dichiarava come indispensabile per la gestione dell’ufficio dell’Annona (quello della famigerata tessera annonaria, “la tessera della fame”).
Non arrivò mai risposta, ma il giovane riuscì a tornare a casa vivo, seppur segnato, al termine della guerra. Il passaggio poi dall’amministrazione fascista al Comitato di Liberazione Nazionale non cancellò i problemi pratici: nell’estate del 1944 il commissario prefettizio di Santarcangelo litigava con il commissario prefettizio di Rimini che accusava i santarcangiolesi di trattare male gli sfollati riminesi.

Subito dopo, arrivato il governo del CLN, uno dei primi telegrammi riguardava una lite per questioni di confine: dei vigili riminesi furono accusati di essere usciti dalla loro giurisdizione e di essersi appropriati di un maiale santarcangiolese. Un esempio lampante di come, mutati i regimi, le dinamiche locali rimanessero sorprendentemente simili. La ricerca ha avuto anche un risvolto personale: tra i documenti del CLN ho ritrovato il nome del fratello di mio nonno, assessore nella prima giunta del dopoguerra.
E ancora, in un volume, con gioia e commozione mi sono imbattuto in una fotografia proprio di mio nonno, venticinquenne operaio al cementificio di Santarcangelo. La ricerca da me effettuata mostra quanto gli archivi locali possano custodire. Carte amministrative, elenchi, volantini, pubblicità, manifesti, denunce e rapporti – materiali apparentemente minori – si rivelano così strumenti preziosi per comprendere il tessuto sociale di un’intera comunità.

