Con Emanuela Morganti in un viaggio nel patrimonio del Fondo Grande Guerra Europea della Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna. Scopri come, tra le bombe e il terrore della guerra, la satira e la creatività diventavano strumenti di resistenza e sopravvivenza per i soldati in trincea. Un racconto fatto di vignette, lettere e giornali nati proprio tra le linee del fronte, con firme celebri e storie dimenticate.
Si può ridere della guerra? Si può sorridere della propria vita in trincea? È possibile colorare di satira una tragedia che ti perfora gli occhi e la mente? Dare un’altra forma al terrore nel quale si è immersi ogni giorno fino alle ginocchia? Fino alle lacrime?
Le testimonianze artistiche passate, recenti e contemporanee rispondono di sì e annuiscono con decisione a queste domande. Sotto le bombe, sotto il fuoco nemico e amico, si continua a plasmare, a dare forma alle proprie idee. Le forze creatrici che si mantengono tali anche in contesti bellici diventano uno strumento di sopravvivenza, straordinario e ammirevole oppure insidioso e pericoloso, a seconda dei punti di vista.
È percorrendo questo sentiero minato e le sue biforcazioni che più di un secolo fa germogliava e si sviluppava l’esperienza dei giornali di trincea1. La stampa nazionale aveva dedicato pagine alla guerra europea sin dallo scoppio delle prime ostilità (figg. 1-2) e, poco dopo l’entrata in campo dell’Italia, risultò evidente l’importanza della carta stampata illustrata per gli uomini impegnati al fronte. (fig. 3)
Sui periodici che li raggiungono lontano, in ritardo rispetto alla loro uscita in edicola, si leggono gli articoli sugli sviluppi della guerra, le notizie della vita del Paese che prosegue a prescindere da questa, ma si leggono soprattutto le lettere, gli articoli e le vignette che i soldati inviano alle redazioni da non sempre ben precisate zone di guerra. I giornali vengono letti avidamente e diventano il legame tangibile e materiale con una normalità ormai lontana, nel tempo e nello spazio, sia per chi parte sia per chi resta.
Fig. 1 Umberto Tirelli, s. t., in “Il punto. Settimanale umoristico illustrato”, II (1), 1914.
Fig. 2 Nasica (Augusto Majani), Il battesimo del neonato, in “Il punto. Settimanale umoristico illustrato”, II (2), 1914.
Fig. 3 Edmund Dulac, s. t., in “La guerre illustrée”, II (9), 1917
Scrivere, raccontare, leggere, immaginare, per preservare il legame con la vita. Ma anche per tentare di sopravvivere a una nuova quotidianità. Già nel 1915 fioriscono testate improvvisate, perlopiù di stampo satirico, e si riuniscono redazioni di fortuna in tende da campo, fogli volanti in ciclostile e persino manoscritti circolano nelle retrovie, intrattenendo gli occhi e le menti nelle ore rubate ai combattimenti, agli spostamenti e alle lunghe veglie. Talvolta numeri unici in un solo esemplare illustrato, che passando di mano in mano si consumano, si lacerano e terminano la propria vita nei luoghi che sono la loro destinazione d’uso: le trincee. Giornali nati e destinati alle trincee, dei quali arriva qualche rara testimonianza al grande pubblico solo se la fortuna è tale da permettere alla loro nomea di giungere in città e di trovare spazio sulle pagine di un collega nazionale ben più famoso, La Domenica del Corriere per esempio2.
Il peso di questi coraggiosi fogli volanti per il morale dei soldati diventa sempre più evidente, rivelandosi inequivocabile e indispensabile dopo la disfatta di Caporetto, e nel 1918 i vertici del Comando Supremo – Ufficio Informazioni diramano la circolare “Scambio reciproco dei giornaletti satirico-umoristici e delle pubblicazioni per la propaganda patriottica fra le truppe” che ne regolamenta la diffusione. Veniva “definitivamente approvata la compilazione dei giornaletti satirico-umoristici d’Armata, da diffondersi fra le truppe il più largamente possibile, ai quali, come già si pratica, i militari saranno ammessi a collaborare”.
I Servizi Propaganda dei Corpi d’Armata vengono così sovvenzionati e riforniti di mezzi con lo scopo di rendere possibile a ciascuna divisione militare la pubblicazione di una testata propria, dalla periodicità spesso irregolare e quasi sempre contraddistinta da nomi evocativi. Nascono quindi, tra le altre, La Giberna, Il Razzo. Giornale di trincea della 7^ Armata, “Signor sì” dell’Armata degli Altipiani, La ghirba. Giornale dei soldati della 5^ Armata poi Giornale dei soldati delle armate di riserva, Il Montello. Quindicinale dei soldati del medio Piave, San Marco. Giornale dell’Ottavo Corpo d’armata, La Trincea. Periodico dei Soldati del Grappa e La tradotta. Giornale settimanale della Terza Armata. (fig. 4)

Fig. 4 Enrico Sacchetti, I russi hanno fatto la pace coi tedeschi, in “La tradotta. Giornale settimanale della 3^ Armata”, I (1), 1918.
Se le sorelle maggiori erano venute alla luce letteralmente nelle retrovie, le ultime nate si ricongiungono al fronte dopo essere state redatte nella calma di studi, salotti e tipografie. Abbandonati manoscritti e ciclostile, i nuovi periodici (che impropriamente si continua a definire di trincea) vengono stampati a colori in un numero di pagine che senza fatica talvolta sorpassa la doppia cifra. Allo stesso modo, se l’anima delle prime erano stati quei militari spinti dall’esigenza della scrittura e dalla passione per il disegno, alle seconde collaborano i nomi noti del panorama editoriale italiano, scrittori, grafici e illustratori.
Si tratta delle firme che da anni, in alcuni casi persino decenni, animavano la scena satirica illustrata nazionale, sul cui scheletro si plasma l’ossatura dei più diffusi giornali di trincea. Amerigo Bartoli, Mario Bazzi, Aroldo Bonzagni, Umberto Brunelleschi, Eugenio Colmo, Gabriele Galantara, Augusto Majani, Antonio Rubino, Giuseppe Russo, Enrico Sacchetti, Primo Sinopico, Mario Sironi, Ardengo Soffici, Umberto Tirelli sono solo alcune delle matite ingaggiate che con le loro creazioni accompagnano i soldati nei momenti di respiro. Negli stessi anni alcuni prestano tratti e stili anche alle cartoline illustrate realizzate in occasione delle campagne del Prestito nazionale, trasformando anonimi cartoncini di carta in potenti veicoli di propaganda e in preziosi legami con le famiglie, lontane e spesso analfabete. (figg. 5-7)
Fig. 5 Luigi Daniele Crespi, s. t., cartolina illustrata per il Prestito nazionale consolidato 5%, 1917.
Fig. 6 Achille Luciano Mauzan, s. t., cartolina illustrata per il Prestito nazionale consolidato 5%, 1917.
Fig. 7 Girus (Giuseppe Russo), s. t., cartolina illustrata per il Prestito nazionale consolidato 5%, 1917.
Le immagini pubblicate hanno come bersagli prediletti i nemici e gli avversari politici, dai fanti passando attraverso le svariate gerarchie giungendo ai sovrani e ai governanti, nei confronti dei quali vengono utilizzati linguaggi grafici sferzanti, tratti netti e cromie ridotte e tragiche, con chiaroscuri a volte semplificati ma di notevole teatralità. A questi si affiancano come protagonisti gli anonimi soldati italiani, dei quali si raccontano le vicissitudini quotidiane o straordinarie, vessando di battute gli imboscati che eludono i propri obblighi militari e sorridendo della routine al fronte, tra gabelle, lunghe marce, scomodi commilitoni e trasognati ritorni, prediligendo uno stile e una narrazione che strizzano l’occhio anche alla letteratura per l’infanzia. (Figg 8-9)
Fig. 8 Antonio Rubino, s. t., in “La tradotta. Giornale settimanale della 3^ Armata”, I (1), 1918.
Fig. 9 Antonio Rubino, L’ardito si diverte, in “La tradotta. Giornale settimanale della 3^ Armata”, I (18), 1918.
In alcuni casi la fortuna di questi periodici travalica le trincee, consente loro di sopravvivere alla fine del conflitto e di proseguire le pubblicazioni sino ai primi mesi del 1919, come nei casi del Sempre avanti… Giornale del soldato italiano in Francia o de La tradotta. Giornale settimanale della Terza Armata. (fig. 10) Proprio quest’ultima pubblicata dal marzo 1918 al luglio 1919 sotto la direzione di Renato Simoni, ebbe forse una maggiore fortuna tra i civili piuttosto che fra i militari, un successo che le consentì di ritagliarsi uno spazio anche nell’editoria italiana postbellica e di divenire una realtà tale da indurre Mondadori a proporne una ristampa anastatica in più edizioni nei decenni a seguire. Il segreto di una tale riuscita risiedeva ancora una volta nei nomi chiamati a collaborare e nell’approccio di questi alle tematiche.
I giornali di trincea, i volantini e le cartoline illustrate sono materiali effimeri e volubili, concepiti per destinazioni precarie, nelle quali spesso hanno terminato la propria esistenza, reimpiegati con ingegno in altri usi in quella costante penuria di mezzi e di strumenti. La singolarità del materiale lo ha reso particolarmente ricercato e negli ultimi decenni si è verificato un crescente interesse collezionistico. L’attenzione dei privati nei confronti di questi documenti unita alle celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale e all’attuazione di progetti nazionali e internazionali ha condotto enti e istituzioni pubbliche a valorizzare quanto conservato nelle proprie raccolte.

Fig. 10 Golia (Eugenio Colmo), Carnevale 1919, in “Sempre avanti… Giornale del soldato italiano in Francia”, I (21), 1919.
Il fondo Grande Guerra Europea della biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna (al quale appartengono tutti i materiali riprodotti in questo articolo) custodisce 1.700 opuscoli, 200 testate, svariati manifesti, volantini, cartoline, canzoni e spartiti musicali, oltre i 1.800 volumi, raccolti durante il conflitto e oggi disponibili in rete dopo le operazioni di catalogazione e di digitalizzazione.
In tempi nei quali la situazione internazionale è velocemente precipitata e si sono moltiplicati i conflitti, in cui la satira fatica a vedere rispettata la propria voce e un’opera d’arte seppur geniale può durare il tempo di un click, ci giungono voci lontane a dimostrare e insegnare che si può sorridere nella tragedia e persino ridere della guerra.
«Sopra di noi spostano pezzi di cielo / e tuona forte ma non vedi il temporale, / noi teste magre ci somigliamo tutti / e in tutti ci somiglia l’intenzione. / Che scapperemmo via se si potesse / che scapperemmo ognuno chissà dove / a riallacciare il filo di una vita / che altrove sta continuando senza di noi»3.
1. Mario Isnenghi, Giornali di trincea 1915-1918, Einaudi, Torino, 1977 e Fiorella Bartoccini, I giornali di trincea, in Da Vittorio Veneto a Caporetto, Saturnia, Trento, 1970, pp. 113-142.
2. Il giornale dal fronte, “La Domenica del Corriere” XVII (1915), già citato in Emanuela Morganti, Matite in trincea. La Grande Guerra un racconto per immagini, «Accademie e Biblioteche d’Italia», XVII, 2 (2022), pp. 90-116.
3. Lorenzo Monguzzi, Pezzi di cielo, in Portavèrta, 2013.









