L’articolo di Stefano Paolo Giussani racconta il progetto Preserving Assisi, promosso da Haltadefinizione e dalla Custodia del Sacro Convento di San Francesco per la digitalizzazione della Basilica di Assisi.
Sulla tomba di Francesco arde da secoli una lampada votiva. L’iscrizione che la accompagna è un verso di Dante. Giotto aveva già dipinto sulle volte il primo film del Santo patrono d’Italia. Oggi, ottocento anni dopo, le camere in gigapixel custodiscono quella stessa luce. La storia di un progetto e di un miracolo laico.
Nella cripta della Basilica di San Francesco ad Assisi, sopra la tomba del Santo, una lampada non si spegne mai. Ogni anno una regione d’Italia — Francesco ne è patrono — dona l’olio che la alimenta. Sul supporto che la regge, in caratteri sobri, corre un verso del Paradiso: «Altro non è che di suo lume un raggio».
Dante scrisse quei versi per descrivere Francesco come irradiazione della luce divina. Lo stesso Giotto, quasi contemporaneo, aveva tradotto in colore quella metafora sulle volte della basilica superiore: il cielo azzurro cupo degli affreschi è costruito come un campo luminoso, un firmamento interiore dove ogni figura sembra ricevere e restituire luce. Per secoli i pellegrini alzarono gli occhi verso quella volta e la trovarono integra, ferma, assoluta.

Il 26 settembre 1997, la terra tolse tutto questo in quarantasei secondi.
Quella mattina il priore salì nella basilica superiore e trovò la volta in mattoni al posto degli affreschi.
Una parte della campata d’ingresso era crollata. Con essa erano andati giù i Dottori della Chiesa di Cimabue e porzioni del firmamento che Giotto aveva disteso sul registro superiore. Polvere calcarea, frammenti di intonaco dipinto, schegge di pietra. E silenzio — il tipo di silenzio che segue le catastrofi irreversibili.
Il mondo lo vide in diretta. Una troupe televisiva era all’interno della basilica quella mattina, impegnata nella copertura delle prime scosse che avevano colpito l’Umbria da pochi minuti.
Quando arrivò il secondo sciame tellurico, gli obiettivi delle telecamere erano puntati sulle navate e filmarono in tempo reale il crollo delle volte, la nube di polvere che inghiottiva gli affreschi, i soccorritori che tentavano di raggiungere i quattro morti — due tecnici della Soprintendenza e due frati — rimasti sotto le macerie. Fu il primo terremoto italiano a entrare nelle case degli italiani mentre ancora accadeva. Assisi divenne in poche ore il simbolo di un disastro che era insieme geologico e culturale.
Il bilancio materiale fu di circa trecento metri quadri di superficie pittorica perduta. Per il patrimonio dell’umanità — la basilica era entrata nella lista Unesco poche settimane prima — si apriva una ferita che pareva irreparabile. La lampada nella cripta continuò a bruciare.
Il tesoretto di Roli
Eppure una riserva esisteva, quasi per caso.
Poco prima del terremoto, Franco Cosimo Panini Editore aveva avviato alla basilica una campagna fotografica per la collana Mirabilia Italiae, una delle documentazioni più sistematiche del patrimonio artistico italiano mai prodotte in forma editoriale. Il fotografo incaricato, Ghigo Roli, era ancora al lavoro all’interno della basilica il mattino del 26 settembre. Riuscì a mettersi in salvo. Le pellicole già impressionate restarono intatte.
Quelle immagini — alta risoluzione per gli standard dell’epoca, metodiche nella copertura degli apparati pittorici — divennero il riferimento tecnico del restauro. Ogni frammento recuperato sul pavimento poteva essere geolocalizzato sulla superficie originaria grazie agli scatti di Roli. Un lavoro certosino, durato mesi, che ha restituito ai visitatori una basilica percettivamente integra.
Il restauro che seguì fu una delle operazioni più complesse mai condotte sul patrimonio italiano.
Tra le macerie i tecnici recuperarono a mano, uno a uno, trecentomila frammenti di intonaco dipinto. Quasi tutti vennero rimessi al loro posto. La basilica riaprì a novembre del 1999, appena due anni dopo il sisma, in un lasso di tempo straordinariamente breve per un cantiere di quella portata. Per ricucire le fratture — oltre un chilometro lineare di lesioni — furono impiegati tiranti con tecnologie mutuate dalla Formula 1, con le opere d’arte ancorate a legno e gabbie di ferro sull’estradosso della volta.
Per alcuni frammenti fu impossibile la collocazione. I frati custodiscono ancora in un deposito riservato — una sala a cassetti, allineata come un catalogo — ottantamila pezzetti di intonaco dipinto, troppo piccoli perché sia stato possibile identificarne la collocazione originaria. Centimetri di Giotto e Cimabue senza indirizzo. La documentazione fotografica di Roli, prodotta per un progetto editoriale, si era rivelata uno strumento di conservazione imprevisto. La luce fissata dalla pellicola aveva tenuto in vita la luce di Giotto. Quegli ottantamila frammenti rimasti senza posto suggeriscono però il limite di quella fortuna. La risoluzione fotografica disponibile nel 1997 aveva consentito di fare molto, ma non tutto.
Trent’anni dopo: Preserving Assisi
Nel 2025, in occasione degli ottocento anni dalla morte di San Francesco, Haltadefinizione — tech company del Gruppo Panini Cultura, erede diretta di quella tradizione editoriale — ha avviato Preserving Assisi, un progetto di digitalizzazione integrale della Basilica.
L’iniziativa nasce da un’associazione in partecipazione costituita con atto pubblico tra Haltadefinizione e la Custodia Generale del Sacro Convento di San Francesco dei Frati Minori Conventuali, con il patrocinio del Comitato Nazionale per le Celebrazioni di San Francesco e della Regione Umbria, in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze.
«È certamente il progetto più complesso che abbiamo affrontato finora – afferma Luca Ponzio, amministratore delegato di Haltadefinizione – Ma vi convergono tutte le competenze che abbiamo acquisito in questi anni». Ponzio lo definisce la continuazione naturale dell’esperienza del 1997. «Lo stesso impegno, declinato al presente e proiettato nel futuro».

Tre team e un firmamento in gigapixel
Sul campo hanno operato tre équipe specializzate: una per la fotografia in gigapixel, una per le riprese a 360 gradi, una per le ricostruzioni tridimensionali. A queste si aggiunge la squadra software, che integra i dati attraverso Coosmo, il sistema di Digital Asset Management sviluppato da Haltadefinizione per la gestione di grandi quantità di immagini digitali in alta e altissima risoluzione del patrimonio culturale.
Il risultato sarà una mappatura completa — interni, esterni, decorazioni, cicli pittorici — a un livello di definizione senza precedenti. «È come salire su un ponteggio e ammirare gli affreschi a pochi centimetri di distanza», spiega Ponzio. Una prossimità che gli strumenti digitali rendono possibile senza alcun rischio per le superfici pittoriche.
C’è qualcosa che Francesco, Dante e Giotto, forse, avrebbero potuto riconoscere in questa operazione: l’immortalità passa attraverso la luce. Il verso inciso sulla lampada votiva descrive il Santo come raggio di luce divina. Giotto tradusse quella metafora in pigmento e azzurrite sulle volte della basilica superiore.
Le camere in gigapixel oggi fissano quella stessa luce con una precisione che l’occhio umano da solo non raggiunge, restituendo dettagli quasi impercettibili a occhio nudo, millesimi di millimetro di superficie pittorica che il tempo stava lentamente consumando nell’ombra.
Sul sito dedicato, Preserving Assisi, è oggi disponibile un visore a 360 gradi della basilica superiore, prima manifestazione pubblica del lavoro.

Un archivio per le generazioni future
Preserving Assisi si articola attorno a due finalità complementari: la valorizzazione e la tutela.
Sul versante della valorizzazione, la piattaforma digitale che verrà resa pubblica nell’ottobre 2026 — mese della festa del Santo, termine del progetto — offrirà a studiosi, istituzioni e pubblico una documentazione accessibile dell’intero complesso monumentale. Una fruizione globale, senza vincoli geografici.
Sul versante della tutela, l’archivio costituirà per restauratori e soprintendenze un riferimento tecnico ad altissima precisione per il monitoraggio dello stato di conservazione nel tempo. La lezione del 1997 — che la conoscenza documentata del bene è condizione imprescindibile per la sua salvaguardia — viene qui sistematizzata in uno strumento permanente.

«Verrà creata una documentazione digitale completa – conclude Ponzio – che potrà servire agli studiosi ma anche a tutti coloro che vorranno visitare virtualmente la basilica da ogni parte del mondo. Sarà un patrimonio di memoria consegnato alle generazioni future».
Il priore che quella mattina del ’97 alzò gli occhi al cielo vedendo un disastro poteva sperare in uno scatto fortunato. Ma le generazioni che verranno dopo di noi avranno qualcosa di ancora più affidabile, un archivio sistematico indifferente alla terra che potrebbe tornare a tremare. Un raggio di luce, fissato in gigapixel, che non dipende dalla fortuna ma dalla caparbietà e dal saper fare, caratteristiche che si riconoscono in San Francesco come in Giotto.
«Altro non è che di suo lume un raggio», scrisse dunque Dante. Otto secoli dopo, qualcuno ha deciso che quel raggio meritava di essere custodito con ogni mezzo disponibile. Anche digitale.
Preserving Assisi è realizzato da Haltadefinizione (Gruppo Panini Cultura) e dalla Custodia Generale del Sacro Convento di San Francesco dei Frati Minori Conventuali, con il patrocinio del Comitato Nazionale per le Celebrazioni di San Francesco e della Regione Umbria, in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze. Il progetto si concluderà nell’ottobre 2026.





