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Quando gli archivi riscrivono la storia

Categoria: Storie

Categoria: Storie

Anno: 2025

Chi era davvero Cristoforo Colombo? Una delle figure più discusse e affascinanti della storia continua a sollevare interrogativi sulle sue vere origini. Stefano Giussani ci consegna una bussola tra le nebbie della confusione sull’identità dell’uomo che collegò due mondi. E la bussola sono i documenti d’archivio, in particolare quelli conservati presso l’Archivio di Stato di Genova. Un prezioso patrimonio, oggetto di una ricerca che getta nuova luce sulla vicenda.

Thread e il Gruppo Panini Cultura ringraziano l’Archivio di Stato di Genova per la preziosa collaborazione

Una bussola tra le nebbie della confusione

Le origini di Cristoforo Colombo – o Cristóbal Colón, come firmava nei suoi documenti – sono state tra le più dibattute della storia. Italiano o spagnolo? Genovese o catalano? Ne va dell’identità di una delle figure più rappresentative e raffigurate dell’umanità, l’uomo che collegò due mondi cambiando per sempre il corso della storia.

Basta cercare dettagli della diatriba in rete per imbattersi nelle ipotesi più disparate. Manuel da Silva Rosa sostiene che Colombo sia figlio di re Ladislao III di Polonia, Alfonso Ensenat de Villalonga gli attribuisce origini scozzesi nel clan dei Douglas. Per Ruggero Marino il navigatore potrebbe essere figlio di papa Innocenzo VIII.
In questo mare di ipotesi e rivendicazioni nazionali, il patrimonio archivistico può fungere da bussola per orientarsi tra le nebbie della confusione. Nel cuore del quartiere genovese di Carignano, all’interno del suggestivo complesso monumentale di Sant’Ignazio, si cela uno dei tesori documentari più preziosi d’Europa: l’Archivio di Stato di Genova.

Un archivio che attraversa i secoli

Istituito nel 1817 da Vittorio Emanuele I, l’Archivio di Stato di Genova ha vissuto una storia travagliata quanto quella della città che lo ospita. Le spoliazioni napoleoniche del 1808 e 1812 portarono a Parigi gran parte delle carte più preziose, mentre altre finirono a Torino. Solo dopo lunghe trattative diplomatiche, che si protrassero fino al secondo dopoguerra, il patrimonio documentario è stato gradualmente ricostituito.

Oggi l’archivio conserva un patrimonio di cartolari medievali, atti notarili, documenti governativi e corrispondenze diplomatiche che offrono uno spaccato interessantissimo della Repubblica marinara. I trattati commerciali con tutto il mondo allora conosciuto – dall’Impero Bizantino ai regni crociati, dai sultani d’Egitto ai sovrani turchi – testimoniano l’ampiezza dell’orizzonte genovese, rendendo plausibile che proprio da questo territorio partisse l’uomo destinato a cambiare la geografia mondiale.

I documenti che fanno discutere

È proprio navigando tra queste carte antiche che emerge una documentazione che getta nuova luce sulla figura di Cristoforo Colombo. La ricerca condotta negli ultimi decenni dalla dottoressa Anna Maria Salone e Antonio Calcagno ha portato alla scoperta di documenti che sembrano contraddire la versione tradizionale delle origini del navigatore.

Il documento più antico e significativo fa luce sulla nascita del navigatore. Nell’atto di procura del 30 settembre 1452, conservato nell’Archivio di Stato di Genova, si legge: “Bartholomeus Columbus q. Dominici de Cogoleto suo proprio et nomine Cristoffari eius fratris absentis“. Bartolomeo Colombo, figlio del fu Domenico di Cogoleto, nomina procuratore il fratello Cristoforo, al momento “assente” dal borgo nativo.

Questo documento contraddice le biografie fino ad oggi diffuse che riportano il 1451 come data di nascita. Nel 1452, Colombo risultava già lontano da casa, probabilmente impegnato in attività marinare.

Un secondo documento è importante per definire le origini. Nella supplica presentata da Pasqualino Colombo di Cogoleto al governo della Repubblica di Genova nel 1569, il testo è eloquente: Pasqualino chiede alle autorità genovesi una “patente e fede” che attesti la sua parentela con Cristoforo Colombo, “primo inventore di quei paesi”, per poter intraprendere un viaggio “in India a ritrovare li suoi parenti”.

Questo documento è particolarmente significativo perché presentato “in tempi non sospetti”, cioè prima dell’inizio delle controversie ereditarie spagnole, quando non vi erano ancora motivazioni economiche per rivendicare tale parentela.
Tra il 1586 e il 1602, la Repubblica di Genova inviò ripetute istruzioni ai suoi ambasciatori presso la corte spagnola, menzionando costantemente “Il Colombo di Cogoleto tanto grande in Spagna”. Queste disposizioni, impartite a diplomatici come Gio Battista Doria, Pier Battista Cattaneo, Cesare Giustiniani e Gio Antonio de Marini, dimostrano che le istituzioni genovesi riconoscevano ufficialmente il legame tra Cogoleto e lo scopritore dell’America.

I due Cristoforo a confronto

La ricerca archivistica ha portato all’identificazione di due distinte figure storiche che solcavano le stesse acque temporali:

  • Cristoforo Colombo di Genova (nato nel 1451), figlio di Domenico e Susanna Fontanarossa, documentato negli atti notarili genovesi e savonesi tra il 1470 e il 1473 come lanaiolo, ancora sotto tutela paterna all’età di 19-22 anni.
  • Cristoforo Colombo di Cogoleto (nato presumibilmente nel 1436), figlio di Domenico e Maria Giusti, già assente dal borgo nativo nel 1452 per intraprendere la carriera marittima.

Il contrasto emerge chiaramente confrontando i documenti d’archivio con le parole dello stesso Ammiraglio in una lettera del 1501 ai Re Cattolici: “Muy altos Reyes de muy pequeña hedad entré en la mar navegando y lo he continuado fasta oy… Ya pasan de XL años que yo voy en este uso”. Chi scrive dichiara di navigare da oltre quarant’anni, un’affermazione incompatibile con il profilo del lanaiolo genovese documentato negli archivi.

Il contributo degli archivi spagnoli

La ricerca ha tracciato rotte documentarie che si estendono oltre gli archivi genovesi. Nell’Archivo General de Indias di Siviglia, i documenti relativi  hanno rivelato dettagli sorprendenti. Fino al 2013, nell’indice descrittivo era riportata la data di nascita 1436-1506 e il luogo “Cugureo lugar cerca de Genova” come patria di Colombo. Queste specificazioni sono state successivamente rimosse, ma la loro presenza indica che anche negli archivi spagnoli esistevano documenti che attestavano origini diverse da quelle comunemente accettate.

Il metodo archivistico come strumento di verità

La vicenda colombiana dimostra l’importanza fondamentale del metodo nella ricerca storica. Gli archivi sono fari che illuminano rotte verso la verità storica attraverso l’analisi critica delle fonti primarie.

La documentazione emersa dagli archivi genovesi non pretende di chiudere definitivamente la questione delle origini colombiane, ma apre nuovi orizzonti di ricerca. La presenza di due figure distinte con lo stesso nome nella documentazione d’epoca solleva interrogativi legittimi che la comunità scientifica sta ancora dibattendo.

Ogni documento conservato potrebbe essere una stella polare nel grande cielo della memoria umana e il lavoro paziente degli archivisti e dei ricercatori continua a tracciare nuove rotte verso frammenti di verità che altrimenti andrebbero perduti negli abissi del tempo. Come per ogni lunga navigazione, la destinazione finale potrebbe riservare sorprese inaspettate.