Autore: Emanuela Morganti
Anno: 2024
Emanuela Morganti ci racconta un caso di promozione pubblicitaria d’avanguardia: quella realizzata nel 1924 dall’industriale Giuseppe Verzocchi. Una storia di innovazione su cui alleggia quasi un’atmosfera da giallo.

La biblioteca, il mattone, la critica d’arte. Tre elementi che sembrano appartenere all’ipotesi di accusa su cui si fonda un famoso gioco da tavolo, il cui scopo è risolvere un misterioso delitto individuando la stanza in cui è avvenuto, l’arma e la persona sospettata. Anche in questa storia aleggia un’atmosfera da giallo, di incerta risoluzione anche per abili detective…
Primo, la stanza. Il luogo in cui il caso si svolge è il comune di Montefiore Conca, piccolo borgo dell’entroterra riminese circondato da mura difensive e dominato dall’imponente Rocca Malatestiana. Oltrepassata la porta di accesso, una lapide commemora i concittadini caduti e dispersi durante la Grande Guerra mentre, qualche passo più sotto, una stanza ricavata negli antichi bastioni ospita reperti e testimonianze ritrovate lungo la Linea Gotica, che in queste terre si snodava durante il secondo conflitto mondiale. Altre tracce sono quelle custodite nel centro di lettura comunale, dove tra volumi, opuscoli e opere teatrali, si conserva un testo che allo scoccare del secolo è divenuto ormai quasi introvabile: VENI VD VICI.
Secondo, l’arma. VENI VD VICI è il volume edito nel 1924 dall’industriale di origini forlivesi Giuseppe Verzocchi, un catalogo illustrato di promozione all’omonima e ormai ben avviata azienda produttrice nell’ambito del laterizio refrattario1. La citazione di Giulio Cesare non è solo un nobile riferimento, ma si divide a mezzo come un sipario per incorniciare la sigla VD, un marchio impresso su tutti i suoi innovativi mattoni, un logo che preservava nel tempo il ricordo degli esordi di carriera, quando con il cognato Ottavio Vittorio De Romano, Giuseppe Verzocchi aveva dato origine alla “Verzocchi & De Romano”, VD per l’appunto.2

Quello che viene definito dal suo autore come un prodotto che «a prima vista potrebbe sembrare una stravaganza» rappresenta nella realtà un’innovazione, sia dal punto di vista editoriale sia sotto l’aspetto promozionale. Protetto da un’elegante custodia a colori stampata su cartoncino progettata da Fortunato Depero, si snoda un «discorso mediante illustrazioni e, quasi senza parole», lungo il quale trentacinque immagini (a colori o in bianco e nero, ma sempre a tutta pagina) si susseguono accompagnate da brevi corsivi blu. Un racconto illustrato, un marketing grafico, realizzato con materiali e tecniche di pregio e destinato a un pubblico più ampio dei soli addetti ai lavori.
Infatti la modernità di Verzocchi consiste anzitutto nell’approccio con l’utenza di riferimento target del progetto: non un basico catalogo commerciale ad uso dell’utilizzatore e del consumatore di mattoni, ma un volume in grado di donare «veste italianamente artistica ad un prodotto industriale certamente “molto refrattario” all’arte». Un esempio di comunicazione d’avanguardia, dal quale l’industriale ripartirà nel 1948, nell’anno cioè in cui pubblicherà una campagna pubblicitaria illustrata su Il Nuovo Corriere della Sera3, nelle cui pagine appariranno inserzioni a cadenza regolare, in grado di rivolgersi e di fidelizzare l’ampio e variegato pubblico dei lettori e delle lettrici del quotidiano. Entrambi tappe fondamentali di un cammino che proseguirà nel 1949 con Il lavoro nella pittura contemporanea d’oggi, un’impresa artistica costituita da una collezione di settantadue dipinti dedicati al soggetto del lavoro4.
VENI VD VICI, che si presumeva essere un testo tecnico commerciale di uso e di consumo, si mostra invece come un raffinato prodotto editoriale e artistico, anche in considerazione degli artisti coinvolti: Guglielmo Baldassini, Giulio Cisari, Adolfo De Carolis, Fortunato Depero, Marcello Dudovich, Cesare Fratino, Giovanni Greppi, Gino Maggioni, Adolfo Magrini, Guido Marussig,Giuseppe Miti Zanetti, Marcello Nizzoli, Carlo Parmeggiani, Enrico Sacchetti, Giovanni Scolari, Primo Sinopico, Marius (Mario Stroppa) e Mario Zampini.
Autori di stili, movimenti, correnti e influenze differenti, ciascuno con le proprie peculiarità, già attivi nel campo grafico pubblicitario o qui alla loro prima prova d’attore nel settore, che realizzano le tessere di un mosaico più ampio, un collage in cui la narrazione procede per immagini. Il corredo illustrato descrive la composizione, le caratteristiche, le proprietà, le qualità, i formati dei mattoni refrattari V&D, le diverse fasi della realizzazione, le tecnologie utilizzate, le possibilità di impiego, la presenza e la diffusione sul territorio nazionale, e alle opere vengono affiancate le recensioni delle più autorevoli aziende clienti della Verzocchi 5. Innovazione, combinazione, marketing, copyright e feedback, queste sono le basi eterogenee sulle quali poggia la promozione d’avanguardia di Giuseppe Verzocchi.

Infine, la persona sospettata. Voltata la copertina, la prima pagina riporta l’indicazione a stampa “Esemplare per Margherita Sarfatti”, e al frontespizio una dedica autografa a inchiostro: “A donna Margherita Sarfatti G. Verzocchi”. Si tratta di uno degli esemplari ad personam che l’industriale aveva realizzato e inviato a personalità di spicco della scena culturale italiana, dal critico d’arte Ugo Ojetti al collezionista Leonida Malavasi. Sono attestazioni che evidenziano le finalità artistiche di Verzocchi, che con questa pubblicazione (si) disegna obiettivi più ampi, propositi che travalicano i confini della promozione aziendale e permettono al loro creatore di inserirsi nel circuito artistico italiano, al quale si affaccia con deferenza mista a consapevolezza, con una cognizione di causa motivata dalla qualità del prodotto e dal novero degli autori coinvolti.

Nel 1924 la critica d’arte Margherita Sarfatti ha già creato intorno a sé il Gruppo Novecento, che l’anno prima aveva esposto presso la Galleria Pesaro di Milano e che in quello stesso 1924 si presentava alla XIV Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia. Nell’anno della Biennale, Sarfatti aveva altresì iniziato la stesura della sua biografia autorizzata di Benito Mussolini, pubblicata in Italia nel 1926 con il titolo Dux.
L’esemplare del catalogo conservato a Montefiore Conca è de facto una delle copie ad personam, ma la donna a cui è destinato non è un soggetto qualunque, è una delle figure di più alto prestigio nel panorama politico culturale italiano del suo tempo. Un palcoscenico che Giuseppe Verzocchi vuole iniziare a calcare, riservandosi da subito un ruolo non da comparsa.

La biblioteca, il mattone e la critica d’arte sono gli elementi di questo giallo, intorno al quale sbocciano domande: quali sono le strade che il catalogo ha percorso per raggiungere l’avamposto romagnolo dei Malatesta? Da quali mani è stato sfogliato? Chi lo ha ricevuto in dono, venduto, comprato o regalato? Lasciamo che vi risponda e formuli l’ipotesi di accusa chi pensa di conoscere la soluzione. Il gioco passa al turno successivo.
1 Giuseppe Verzocchi, a cura di, VENI VD VICI, G. Verzocchi, Milano 1924.
2 Johnny Bergamini, Giuseppe Verzocchi. Una vita, in La collezione Verzocchi, Sagep Editori, Genova 2014, pp. 25 – 43.
3 Emanuela Morganti, Arte e Persuasione: la campagna pubblicitaria dei Refrattari Verzocchi su «Il Nuovo Corriere
Della Sera», in «Studi Romagnoli», 2022, pp. 1183 – 1213.
4 Giuseppe Verzocchi, Il lavoro nella pittura contemporanea d’oggi, Raccolte Verzocchi, Milano 1950.
5 Giuseppe Marino Nardelli, Il «Catalogo Verzocchi del 1924»: un perfetto connubio tra chimica industriale, etica ed
arte, in Atti del XIII Convegno Nazionale di Storia e Fondamenti della Chimica, 2010, pp. 267 – 281.




