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Categoria: Persone

Anno: 2023

Giovanni Barbieri ricostruisce la storia degli albi a striscia. Cavallo di battaglia dell’editoria a fumetti per ragazzi, nel secondo dopoguerra e oggi articolo per collezionisti.

Oggetti stampati non identificati

Chi bazzica per mercatini antiquari o fiere del fumetto, come la celebre Lucca Comics & Games, si sarà certamente imbattuto in questi insoliti oggetti editoriali.

Sono albetti ingialliti che odorano di cantina, dalle rutilanti copertine a colori, talvolta dipinte, popolate perlopiù di cow-boy, eroi in costume, avventurieri, spadaccini, indomiti giustizieri. Spicca il prezzo in lire, dalle 20 alle 100 per albo, a testimoniare la longevità di un formato che ha attraversato i decenni.

L’interno degli albi è nella maggioranza dei casi in bianco e nero. Nell’arco di una trentina di pagine, ciascuna con una o due vignette, più raramente tre, si sviluppa una vicenda zeppa di didascalie e chilometrici balloon, che consentono di strizzare nel poco spazio a disposizione quanti più eventi possibili.

Sono gli albi a striscia o albi tascabili, curiosi reperti del passato che possono raggiungere quotazioni da capogiro e sono la gioia di molti collezionisti. Ma da dove vengono? Come sono nati? E perché ora non esistono più?

All’inizio c’era la striscia

Facciamo un passo indietro e torniamo all’alba del fumetto, nell’America operosa e variegata della fine dell’800. È qui, sui quotidiani a larga tiratura, popolarissimi all’epoca in cui la tv non c’era e il cinema muoveva i suoi primi passi, che nasce la striscia a fumetti.

Deve questo suo formato alla pubblicazione sulla grande pagina del quotidiano. Inizialmente si tratta di gag umoristiche autoconclusive, da cui il nome comic strip, che incontrano uno straordinario successo di pubblico. Col tempo, la pubblicazione a cadenza quotidiana trasforma molte strip in micro-puntate di una storia più lunga e articolata, tendenza che porterà alla nascita dei grandi eroi avventurosi degli anni 30, da Mandrake1 a l’Uomo Mascherato2, da Tarzan3 a Dick Tracy4, fino al popolarissimo Flash Gordon5 .

Questa schiera di variopinti eroi senza macchia getta i semi per la generazione futura: sul finire degli anni 30 nascono infatti Superman6 e Batman7. Le loro avventure non si sviluppano però sulle strisce dei quotidiani, ma su albi spillati venduti a pochi centesimi soprattutto ai ragazzini, i comic book.

Tuttavia non sono né le strisce dei quotidiani, né i comic book a portare alla nascita degli albi a striscia, bensì i cereali della prima colazione!

Balloon a colazione

È il 1947 quando i noti cereali Cheerios, prodotti dalla General Mills di Minneapolis, iniziano a promuovere sulle loro scatole alcune pubblicazioni a fumetti con protagonisti i personaggi Disney. All’epoca il fumetto negli Stati Uniti è ancora molto popolare sulle pagine dei quotidiani e sui loro supplementi domenicali a colori, mentre nelle edicole furoreggiano i comic book di super eroi.

I fumetti dei Cheerios sono invece albetti tascabili (cm 17×8) richiedibili per posta allegando pochi centesimi a un coupon presente sulla scatola. Questo inedito formato nasce, molto semplicemente, per motivi economici. Dividendo in tre strisce la pagina del comic book, che misura 17×26 e conta 32 pagine, ecco che si ottengono tre pubblicazioni al costo di una. È la mossa ideale per contenere i costi e offrire a pochi centesimi diversi albi, spingendo così anche al collezionismo.

L’idea di marketing è semplice ed efficace, tanto da fare presa su un mercato apparentemente lontanissimo dagli Stati Uniti: l’Italia.

Fumetti d’Italia

Nell’avventurosa storia del fumetto italiano fioriscono le leggende, una delle quali vede seduti allo stesso tavolo di un ristorante di Milano tre fra i maggiori editori di fumetti dell’Italia del secondo dopoguerra. Sono Gianluigi Bonelli, prolifico sceneggiatore per l’editrice Audace dell’ex moglie Tea Bertasi; Gino Casarotti della Dardo, che ha al suo attivo il buon successo di Gim Toro e altri; Tristano Torelli, anche lui sceneggiatore e creatore del personaggio di Carnera, modellato sul celebre pugile.

Il panorama che si presenta ai loro occhi è quello di un paese in via di ricostruzione dopo il conflitto, dove ancora scarseggiano le materie prime, fra cui la carta, e dove il potere d’acquisto dei giovani lettori è piuttosto limitato. Serve un formato nuovo, alla portata di tutti, e l’albo a striscia è il candidato ideale proprio per la sua economicità. Perché non proporlo tutti e tre?

Ci avevano già provato pochi mesi prima due piccoli editori locali, ma è Mondadori, forte dei personaggi Disney che pubblica su licenza, a offrire per primo gli albi a striscia lungo tutto lo stivale. Topolino al ballo mascherato, uscito a gennaio 1948, è il primo di una fortunata serie di quasi 200 albi. I tempi sono maturi per nuovi, italianissimi eroi…

Arrivano gli eroi tricolori

Sugli albi tascabili esordiscono, fra la fine degli anni 40 e gli anni 50, eroi Made in Italy di straordinario successo: il Piccolo Sceriffo8 , il grande Blek9 , Sciuscià10, il tarzanide Akim11, Capitan Miki12 e molti altri. Sono prodotti “poveri”, realizzati in economia. Lo si capisce fin dalla copertina, dove il taglio impreciso del tipografo a volte include un pezzetto della copertina sopra o sottostante, tanto che Mondadori opta per un colore giallo di fondo continuo, idea presto imitata da altri.

Tuttavia, la fame d’intrattenimento da parte del pubblico e il costo irrisorio degli albi decreta l’immediato successo del formato. Ne è l’esempio più rappresentativo il cow-boy più famoso d’Italia, quel Tex Killer, poi ammorbidito in Willer, creato da Gianluigi Bonelli e Galep (Aurelio Galleppini) nel 1948. Esordisce il 30 settembre nelle edicole con l’albo a striscia intitolato Il totem misterioso e finisce con il restarvi, pur in formato diverso, fino ai giorni nostri.

Ma che tipo di storie proponevano, questi striminziti albetti? L’ho chiesto a Marcello Toninelli, scrittore e autore di fumetti di lungo corso, giunto al successo internazionale per la realizzazione in chiave umoristica della Divina Commedia e della biografia di Dante Alighieri. Marcello, senese, classe 1950, è cresciuto leggendo albi a striscia: chi meglio di lui poteva offrire informazioni di prima mano?

L’avventura a puntate

“Data la brevità degli albi – e anche la necessità editoriale di spingere i ragazzini ad acquistare pure i successivi – le storie erano sempre a continuazione” racconta Marcello, “la durata delle vicende cambiava secondo le strategie editoriali.

Di solito le storie continuavano per il numero di albi che l’editore intendeva poi inserire nelle periodiche “raccolte”, in modo che questi volumetti più corposi e costosi risultassero autoconclusivi.” Ogni albo era insomma il capitolo di una storia più lunga. A Marcello ho chiesto anche quanto ci fosse di vero nella voce secondo cui il formato tascabile fosse nato anche per consentire ai giovanissimi lettori di nascondere le proprie letture ai genitori.

“Personalmente non l’ho mai riscontrata, perché né io né i miei fratelli abbiamo mai avuto bisogno di nascondere i nostri Akim, Capitan Miki o Blek ai genitori, visto che era stata nostra madre ad avviarci alla lettura dei fumetti e che nostro padre li leggeva dopo di noi.”

Fatto sta che il formato vive una stagione d’oro per tutti gli anni 50, iniziando poi un declino che lo porterà a scomparire dalle edicole nei primissimi anni 70, soppiantato dai pocket, inaugurati da Diabolik13 nel 1962, e dal formato “bonellide”.

Se il pocket è un formato che fa storia a sé, il “bonellide” di Tex, Zagor14 e Dylan Dog15 – che conta un centinaio di pagine in bianco e nero, misurando circa cm 16×21 – è il diretto erede dell’albo a striscia. Come è stata possibile questa mutazione?

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si ristampa

A volte è davvero difficile districarsi nel complicato mondo dell’editoria a fumetti, soprattutto perché tende a sfruttare in ogni modo possibile il materiale prodotto, riproponendolo in vesti diverse. Ad esempio, le copie che tornavano indietro dalle edicole perché invendute, le cosiddette “rese”, potevano essere raccolte e dotate di una nuova copertina, tornando sul mercato. Il successo di una testata spingeva l’editore a ristamparne gli albi, magari in raccolte che sfoggiavano nuove copertine e nuovi titoli.

Nel 1954, a sei anni dall’esordio, Tex è un buon successo, spingendo Tea Bertasi a riproporne le avventure in un formato diverso, già adottato per un altro personaggio di minor fortuna, Occhio Cupo16. Misura cm 17×24 e questo consente di rimontare le strisce 3 per pagina, creando un albo spillato di 32 pagine. Nasce per la prima volta la griglia d’impaginazione Bonelli classica, composta da tre strisce da due vignette ciascuna

In questo nuovo formato escono i circa 200 albi di Tex Albo d’Oro. Successivamente, le rese degli albi sono nuovamente accorpate a gruppi di 5 o 6 e ricopertinate. Il risultato sono volumetti dalla foliazione corposa, di grande successo.

Un decennio è passato dall’esordio a striscia, la disponibilità economica dei giovanissimi è aumentata, così come la loro fame di storie. Ecco allora che nel 1958 esordisce la serie “gigante” di Tex, che dopo aver ristampato tutte le precedenti avventure in 95 uscite, fa continuare la serie direttamente nel nuovo formato, ormai stabilizzatosi definitivamente.

1 Creato da Lee Falk e Phil Davis, 1934.
2 In originale The Phantom, creato da Lee Falk e Ray Moore, 1936.
3 Creato da E.R. Burroughs, comic strip a partire dal 1929.
4 Creato da Chester Gould, 1931.
5 Creato da Alex Raymond e Don Moore,1934.
6 Creato da Jerry Siegel e Joe Shuster, 1938.
7 Creato da Bob Kane e Bill Finger, 1939.
8 Creato da Tristano Torelli e Camillo Zuffi, 1948.
9 Creato da EsseGesse (Giovanni Sinchetto, Dario Guzzon Pietro Sartoris), 1954.
10 Creato da Tristiano Torelli sull’onda dell’omonimo film, 1949.
11 Creato da Roberto Renzi e Augusto Pedrazza, 1950.
12 Creato da EsseGesse, 1951.
13 Creato da Angela e Luciana Giussani, 1962.
14 Creato da Sergio Bonelli e Gallieno Ferri, 1961.
15 Creato da Tiziano Sclavi, 1986.
16 Creato da Gianluigi Bonelli e Galep (Aurelio Galleppini), 1948.