A cinquant’anni dal terremoto che devastò il Friuli, un portale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia raccoglie e organizza i documenti delle prime fasi successive alla catastrofe: preziose e inedite testimonianze dell’organizzazione e della straordinaria solidarietà sviluppatasi intorno al tragico evento.
Un grande sforzo di raccolta, descrizione e digitalizzazione condotto da Alessandra Cammaroto, Cristina Palumbo e dallo Staff della Direzione Patrimonio della Regione. Il portale, Memorie di Solidarietà, è destinato alla valorizzazione in forma divulgativa del materiale storico messo a disposizione dai tanti enti che, oltre alla Regione, furono coinvolti nella gestione della prima emergenza nel 1976.
Nella secolare tradizione popolare friulana l’Orcolat – dispregiativo del termine “orcul”, orco – è una creatura leggendaria che vive prigioniera nelle viscere della montagna, i cui bruschi movimenti provocano boati e scuotono il terreno. Un “orcaccio” malvagio che si risvegliò di colpo il 6 maggio 1976, quando il Friuli fu colpito da un devastante terremoto tuttora impresso nella memoria collettiva del nostro Paese; tanto che il nome stesso “Orcolat” è ormai entrato nell’uso comune per indicare quel tragico sisma, personificandone la forza cieca e distruttiva.
A mezzo secolo di distanza, sono molte le iniziative intraprese dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per commemorare i drammatici eventi e per riportare alla memoria i fatti di quei giorni; non solo attraverso celebrazioni temporanee, ma anche con iniziative destinate a restare e a svilupparsi nel tempo.

Tra queste, una storia particolare è quella del portale divulgativo che la Regione ha voluto dedicare alla memoria di quei giorni. Una storia che parte in realtà più indietro nel tempo e che si lega inizialmente soprattutto a un’esigenza pratica: quella del riordino dei grandi archivi della Regione. Lo raccontano a due voci Alessandra Cammaroto e Cristina Palumbo, rispettivamente direttore di servizio e specialista di progetto della Direzione Patrimonio, Demanio, Sistemi Informativi e Servizi Generali della Regione Friuli Venezia Giulia, che si sono occupate in prima persona del lavoro:

Esistevano in Regione dei grandi archivi del tutto ignorati: da oltre sessant’anni ci si limitava ad accumulare materiali di ogni tipo, senza alcun criterio specifico. Una gigantesca massa di documenti che l’amministrazione a un certo punto ha deciso di riordinare. Ricevuto l’incarico, quello che ci siamo trovate davanti erano 90 chilometri di ‘carte’, di documenti fisici assemblati senza alcuna logica. Un progetto enorme, decisamente impossibile da svolgere con le nostre sole forze: c’era bisogno di un aiuto esterno.
Così, dopo aver messo a gara l’attività, abbiamo costituito un Raggruppamento Temporaneo di Imprese e abbiamo iniziato a collaborare con Hyperborea (nonché, sul territorio, con la specialista Raffaella Tamiozzo) per il riordino degli archivi. C’è da dire che anche quando è arrivato il gruppo di archivisti di Hyperborea e abbiamo visto intorno a noi la mole di materiale, il pensiero istintivo di tutti è stato: troppe, troppe carte; non ce la faremo mai. E invece… passo dopo passo, è stato svolto un lavoro davvero meraviglioso, che ha portato alla luce una quantità di straordinari documenti, in gran parte inediti: gli stessi archivisti ci mostravano entusiasti i ritrovamenti, le sorprese che volta per volta emergevano dalla massa… e non immaginavamo che questo era solo l’inizio.
Si arriva così al 2025: quando, in previsione del cinquantesimo anniversario del terremoto, le varie direzioni vengono chiamate a proporre iniziative per commemorare l’evento. E alla Direzione Patrimonio, immersa nello studio e nel riordino di un immenso volume di materiale riguardante in buona parte il sisma, si fa strada una considerazione: fino a quel momento la narrazione si era focalizzata soprattutto su temi successivi al terremoto, come la ricostruzione e i relativi fondi, la ricostituzione della compagine territoriale, la gestione anche da un punto di vista politico e le attività di protezione civile (che proprio in questa occasione venne sostanzialmente ridisegnata e riorganizzata ex novo).
Ma quello che stava emergendo dagli archivi regionali era invece una parte della storia assai meno raccontata; spiegano ancora Cammaroto e Palumbo:
Moltissimi documenti in cui ci siamo imbattuti erano relativi all’immediato post-sisma: a ciò che era accaduto subito dopo l’evento, nelle prime ore e nei primi giorni, prima ancora che si avesse l’opportunità di pensare a come pianificare la ricostruzione e addirittura a come organizzare gli aiuti. Ci siamo insomma resi conto che, a fronte di un evento di questa gravità, non si era mai prestata troppa attenzione a come la società civile si sia mossa subito, praticamente coordinandosi da sola. È emerso così, quasi spontaneamente, un preciso tema portante: un aspetto a cui secondo noi si presta normalmente poca attenzione e che è invece di fondamentale importanza; quello della solidarietà, di che cosa è accaduto nell’immediato, del coinvolgimento di soggetti terzi: la Croce Rossa, l’esercito, i vigili del fuoco, la società civile, il volontariato, i privati. Adesso, dopo aver raccolto i documenti, possiamo affermare che se non ci fosse stato questo immenso aiuto sul territorio, non si sarebbe arrivati in quelle condizioni ottimali di quando si è poi gestita la ricostruzione vera e propria. E tutto questo meritava di essere raccontato.
Partendo dai documenti della Regione, la ricerca si è così allargata per cerchi concentrici, con le carte provenienti dagli archivi delle altre organizzazioni coinvolte:
Esercito, Croce Rossa… abbiamo consultato una quindicina di diversi archivi, trovando sempre un’estrema disponibilità: realtà diverse che ci hanno messo a disposizione i loro materiali, e a cui abbiamo poi potuto a nostra volta restituire – per loro ulteriore utilizzo – le versioni digitalizzate dei documenti”.
Si è trattato, insomma, di un enorme lavoro di “scavo”, di riordino, di razionalizzazione, che ha richiesto grandissimo impegno e altrettanto grandi professionalità; ma anche – elemento distintivo rispetto alla generalità di lavori di questo tipo – di un lavoro dalla fortissima componente emotiva, che ha portato alla luce storie e situazioni di fronte alle quali è quasi impossibile non provare un’ondata di commozione. “Per esempio, l’Associazione Nazionale Alpini di Udine ci ha dato tutto il suo archivio e ci ha detto: fate voi. E quello che abbiamo trovato lì dentro… chi si è occupato del lavoro a Udine piangeva per la maggior parte del tempo; all’inizio i colleghi si preoccupavano, poi quando hanno visto con che tipo di materiale si aveva a che fare, hanno capito.
Difficile, del resto, non rimanere profondamente toccati dalle tante testimonianze di prima mano, che raccontano un coinvolgimento e una partecipazione umana straordinaria, a tutti i livelli. Ci sono le relazioni che le crocerossine volontarie inviavano alla loro superiora; ci sono le lettere personali scritte a mano, come quella del piccolo Antonio di sette anni, che da Genova raccontava di fare la seconda elementare, di essere povero ma di voler mandare i suoi giocattoli ai bambini friulani perché fossero felici.
La povertà, peraltro, è un elemento che emerge con prepotenza da tutti i documenti: perché il terremoto, seguendo il complesso andamento della geologia regionale, pur interessando un’area molto vasta si è accanito con la massima violenza proprio nelle aree che, nel 1976, erano le più povere della Carnia e del Friuli: zone di forte emigrazione (non a caso un grande sostegno è arrivato dal Fogolar Furlan, l’associazione che riunisce i friulani sparsi in tutto il mondo), dove chi restava affrontava spesso una miseria oggi difficile da immaginare, e che perse nel giro di una manciata di secondi anche quel pochissimo che possedeva.
Proprio per questo alcuni documenti dell’esercito evidenziano come molte delle persone che abitavano le aree più devastate rifiutassero di spostarsi per trovare rifugio nelle tendopoli: tutto ciò che restava loro erano gli animali, e dovevano assolutamente accudirli. Così, le testimonianze dell’archivio (inclusi straordinari supporti fotografici) mostrano come l’esercito si occupasse anche di portare con gli elicotteri il fieno e il mangime per il bestiame, e al tempo stesso i rifornimenti alimentari per coloro che avevano scelto di restare a prendersi cura dell’unico bene rimasto dopo la catastrofe. Gli esempi potrebbero continuare quasi all’infinito: quel che è certo è che ben di rado un archivio ha una simile capacità di toccare le corde dell’emozione e della commozione, ricordando a tutti come, anche nei momenti più difficili, le persone sappiano unirsi e prendersi cura le une delle altre.

Che si tratti di telegrammi ufficiali, di comunicazioni interne della Croce Rossa, di articoli di stampa, di distinte di aiuti provenienti dall’estero o di memorie storiche delle Forze Armate, quello che emerge dai documenti è dunque un vivo racconto delle decisioni, delle difficoltà e della straordinaria capacità organizzativa con cui la Regione affrontò una delle pagine più drammatiche della sua storia. Un racconto che per poter essere pienamente fruibile ha reso necessario non solo il reperimento, il riordino e la catalogazione del materiale (incluso il paziente lavoro di oscuramento dei dati sensibili, come gli elenchi nominativi dei deceduti), ma anche la sua digitalizzazione nonché la sua organizzazione all’interno della piattaforma online, in modo da essere facilmente e rapidamente fruibile. Un vasto lavoro che si è avvalso del supporto Hyperborea sotto diversi aspetti, sia per quanto riguarda la consulenza per le competenze archivistiche, sia con l’utilizzo di sperimentate soluzioni tecnologiche: nello specifico l’applicazione web Arianna4 (nei due moduli Arianna4Work, dedicata alla gestione e alla descrizione e Arianna4View, destinata alla pubblicazione e alla valorizzazione dei patrimoni culturali) in combinazione con Haltadefinizione – Coosmo (servizio di Digital Asset Management per la gestione e la fruizione immediata di immagini in altissima definizione).
All’interno del sito, il patrimonio documentario è stato quindi organizzato in cinque sezioni tematiche: La notte del terremoto, I giorni dei soccorsi, Gli insediamenti provvisori-La ricerca della normalità, Le scosse di settembre e Aiuti o materiali. All’interno di ciascuna sezione è possibile esplorare documenti, fotografie e filmati provenienti dall’Amministrazione regionale e da tutti gli enti pubblici, privati e organizzazioni che hanno contribuito alla raccolta. Ogni materiale è accompagnato da una scheda descrittiva che ne illustra il contenuto e il contesto, offrendo una panoramica completa delle testimonianze relative alla gestione dei soccorsi nel periodo successivo al terremoto. Inoltre, laddove esistano connessioni tra i materiali, le schede riportano anche le relazioni con altre schede presenti nell’archivio, permettendo di seguire percorsi di approfondimento trasversali e di cogliere i legami tra fonti diverse.
Spiegano ancora Cammaroto e Palumbo: “La nostra visione – una sorta di imprinting che abbiamo voluto condividere fin dall’inizio con Hyperborea – è quella di lasciare la massima flessibilità nell’accesso ai documenti, organizzando il materiale in modo che, da un lato, colui che vi acceda sia libero nel muoversi a seconda dei propri interessi, e che, dall’altro, sia però guidato nel capire come esercitare questa libertà, in modo da poter esplorare in piena consapevolezza. L’importante è chiarire che non vogliamo dare una nostra idea o una nostra interpretazione: da nessuna parte si troverà alcun tipo di valutazione né commento; i documenti pubblicati ripropongono i fatti in maniera archivistica, ‘neutra’, perché questa è a nostro avviso la maniera più corretta e onesta di presentarli”.
Un lavoro che, comunque, non è ancora del tutto terminato: non solo perché nuovo materiale continua ad emergere, in una continua concatenazione di documenti, ma anche perché l’intenzione è quella di rendersi disponibili a catalogare e pubblicare i materiali di tutti coloro che abbiano qualche testimonianza da condividere sul tema, creando così una raccolta in continua crescita: una sorta di sito-memoria della solidarietà, capace di mostrare l’importanza e l’impatto di questo fondamentale valore umano in una delle pagine più drammatiche della storia recente del Paese.









