Una figura tanto controversa quanto affascinante del Rinascimento torna a parlarci attraverso 280 lettere autografe scritte durante il suo periodo ferrarese, oggi digitalizzate e consultabili online. Tra passioni, politica, fede e vita quotidiana, emerge una Lucrezia Borgia diversa dal mito oscuro dei secoli.
Un viaggio nella corte del Cinquecento reso possibile dal progetto di digitalizzazione curato da Haltadefinizione, in collaborazione con Mida Digit, Hyperborea, Memooria e Horizons Unlimited.
Una fama sinistra ha circondato per lungo tempo il nome di Lucrezia Borgia, spesso dipinta come una vera e propria “femme fatale” del Rinascimento: bellissima, depravata, incestuosa, assassina e avvelenatrice di mariti. Una figura controversa, che ha ispirato nel corso dei secoli numerose opere letterarie, teatrali e cinematografiche; ma anche, rispetto alla realtà, un’immagine decisamente riduttiva e immeritata, causata principalmente dal fatto di appartenere suo malgrado alla famiglia più potente, corrotta, sanguinaria e spregiudicata del Rinascimento.
Figlia del cardinale Rodrigo Borgia, divenuto poi papa nel 1492 con il nome di Alessandro VI (una sorta di padre-padrone dal comportamento – lui sì, per opinione unanime – immorale e licenzioso), Lucrezia fu data in sposa per la prima volta al duca di Pesaro Giovanni Sforza a soli 13 anni; il matrimonio – per sopraggiunte modifiche delle alleanze politiche tra i Borgia e gli Sforza – venne annullato poco tempo dopo, non senza uno scambio di sanguinose rivendicazioni che fruttarono a Lucrezia le prime accuse di rapporti incestuosi con il padre e i fratelli.
Da qui in avanti, la sua vita è un frenetico susseguirsi di tragiche vicende che hanno nel papa-padre il diabolico regista: morti violente, gravidanze, un secondo matrimonio nel 1498 con Alfonso D’Aragona; unione che finirà due anni dopo con la morte dell’uomo, assassinato da uno dei fratelli di Lucrezia.
È del 1501 il suo terzo matrimonio: a 21 anni Lucrezia va in sposa ad Alfonso d’Este e si trasferisce a Ferrara. Nonostante i problemi e le diffidenze iniziali, quella che si apre a questo punto è probabilmente la fase più intensa e proficua della sua vita: la frequentazione con grandi letterati come Ludovico Ariosto e Pietro Bembo (si dice, in quest’ultimo caso, sfociata poi in un amore appassionato), nell’ambito di una città pervasa da una grande vivacità culturale e artistica; la nascita di sette figli, e insieme il dolore per la morte in fasce di tre di essi; e, ben presto, anche un ruolo politico sempre più rilevante. Nominata duchessa di Ferrara nel 1505, Lucrezia si oppone a nemici storici (primo tra tutti il Vaticano, dove nel frattempo è diventato papa Giulio II della Rovere), intesse alleanze e svolge ruoli diplomatici, fino a ricostruire una situazione di pace tanto con i rivali Gonzaga quanto con il nuovo papa Leone X, successore di Giulio II.
Lucrezia muore di parto nel 1519, a 39 anni. L’ultimo periodo della sua breve vita è all’insegna dello slancio religioso, con una rinnovata fede che la porta a diventare terziaria francescana: come scrisse Indro Montanelli “Se per un certo periodo era vissuta da peccatrice, sicuramente morì da santa”.

Tra le molte fonti che raccontano questa figura storica e, più in generale, l’epoca di grande fermento in cui si trovò a vivere, una straordinaria testimonianza proviene dalle numerosissime lettere autografe scritte da Lucrezia nel corso della sua vita: sono 727 quelle a oggi note e a lei direttamente riconducibili. Di queste, ben 280 missive fanno riferimento al “periodo ferrarese” e sono conservate tra i preziosi documenti dell’Archivio Segreto Estense, custodito presso l’Archivio di Stato di Modena. Un eccezionale corpus di documenti che offre un punto di osservazione privilegiato e “di prima mano” sui più diversi aspetti della vita di corte: le complesse questioni politiche che il Ducato Estense stava affrontando all’inizio del Cinquecento, ma anche temi legati alla quotidianità, ai rapporti sociali, alla cultura, agli usi, allo stile di vita.
Un archivio cartaceo unico e delicatissimo, divenuto oggi consultabile liberamente tanto dagli studiosi quanto da un pubblico di curiosi e appassionati.
A seguito degli interventi di messa in sicurezza dello stato conservativo curati dal Laboratorio interno di restauro dell’Archivio di Stato di Modena, è stato infatti avviato un vasto progetto di digitalizzazione, iniziato nel 2019 in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Lucrezia Borgia e presentato al pubblico nel 2023, realizzato da Haltadefinizione, la tech company del Gruppo Panini Cultura specializzato nella digitalizzazione di dipinti, documenti e manoscritti antichi.
Le lettere di Lucrezia sono state così integralmente acquisite recto e verso con risoluzione gigapixel. Ma non solo: tra le tecnologie messe in campo durante la campagna d’acquisizione sono state condotte anche indagini multispettrali. La transilluminazione, o luce trasmessa, è stata associata alla ripresa fotografica visibile gigapixel al fine di evidenziare le filigrane della carta, una tecnica che prevede l’illuminazione di un oggetto dalla direzione opposta rispetto al punto di osservazione: in questo modo, se l’oggetto presenta delle trasparenze, la luce viene trasmessa attraverso l’oggetto solo nelle aree più sottili.
Questa tipologia di ripresa evidenzia dettagli altrimenti non visibili o difficili da individuare come le filigrane, e si rivela particolarmente adatta per lo studio e la conservazione di documenti storici, libri antichi, fotografie e materiali fragili.
E se già la corrispondenza intrattenuta da “Lucretia Estense de Borgia” o “la duchessa di Ferrara” (come era solita firmarsi) tra il 1502 e il 1519 costituisce un immenso quanto affascinante materiale di studio, almeno altrettanto significativi sono i moltissimi altri documenti facenti parte dell’archivio. Sono stati infatti digitalizzati da Haltadefinizione – per un totale di 3.158 scansioni – anche 15 registri e 20 fascicoletti rilegati facenti parte dell’archivio, che coprono un arco temporale che va dal 1500 al 1519.
In essi sono contenuti dati e informazioni su temi molto diversi: di tipo politico-amministrativo, con copie di documenti riguardanti beni della famiglia Borgia (e in particolare la documentazione inerente Camerino, la sua erezione a ducato, la nomina a duca di Giovanni Borgia, le entrate, l’inventario e le misure delle stanze del palazzo); ma anche su ambiti di tipo più mondano, capaci di gettare nuova luce sulla vita della nobildonna Lucrezia e sui costumi di una corte rinascimentale come quella ferrarese. Di registro in registro, di scansione in scansione, è così possibile conoscere nel minimo dettaglio la dote con cui la giovane sposa arrivò a Ferrara. L’inventario del Guardaroba dà accesso a una conoscenza diretta della moda dell’epoca: gonnelle, abiti, sottane, gorgiere, cappelli, mantelli, calze, scarpe, guanti e ventagli; un panorama a cui si aggiungono gli argenti e le suppellettili della sua cappella personale, il corredo da camera, le stoviglie, i bicchieri, i candelabri, i libri della sua biblioteca personale. Altrettanto prezioso l’inventario delle Gioie, dove si legge di collane, bracciali, diademi, anelli ornati da scintillanti diamanti, candide perle e pietre pregiate, insieme a paci (tavolette devozionali) in metallo prezioso, rosari, pendenti con l’immagine di Cristo e altri oggetti legati al culto e al profondo sentimento religioso di Lucrezia. Un’immersione ancora più diretta nella vita quotidiana di palazzo è quella offerta dal registro di Spenderia del 1516, dove si ricavano notizie dettagliate su tutto quello che veniva acquistato per ordine della duchessa, inclusi elenchi accurati di ingredienti per la cucina.
“Questo lavoro si inserisce in una più ampia campagna di digitalizzazione e metadatazione del patrimonio che l’Archivio sta conducendo da diversi anni – spiega Lorenza Iannacci, Direttrice dell’Archivio di Stato di Modena – e sicuramente ne rappresenta uno dei progetti di punta, inserito anche nell’ambito delle attività legate alle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Lucrezia. In questo caso, in particolare, si aggiunge un ulteriore importante elemento innovativo: quello dell’intervento che ha reso visibile le filigrane, che si affianca al lavoro di descrizione analitica e alla disponibilità dell’intero carteggio con l’edizione di Diane Ghirardo. Nell’insieme, dunque, un prodotto assolutamente completo, tanto più tenendo conto che – oltre al corpus delle lettere – siamo riusciti a digitalizzare anche tutti i registri riconducibili all’archivio personale di Lucrezia. Inoltre da questi studi stanno emergendo anche altri nuovi elementi, ancora da digitalizzare e presentare… insomma, a quanto pare il lavoro non è finito qui”.
L’Archivio Lucreziano è stato reso disponibile ormai da un paio di anni: un tempo sufficiente per trarre i primi bilanci? “Al di là dei singoli dati statistici, disponibili in dettaglio sulla piattaforma Lodovico – prosegue Iannacci – si può dire che l’archivio è stato ampiamente utilizzato dagli studiosi, e non solo: le riproduzioni di lettere e registri sono state usate anche a fini di valorizzazione per mostre virtuali disponibili on line. Ma c’è di più: dal punto di vista interno, il lavoro effettuato sull’evidenziazione a infrarossi delle filigrane ha consentito di realizzare tavole tattili per ipovedenti e non vedenti, nell’ambito del progetto PNRR. In sostanza siamo partiti dal considerare come la filigrana sia un elemento che, tanto per vedenti come per non vedenti, non risulta percepibile ad occhio nudo e necessita di un ausilio specifico; così abbiamo utilizzato la filigrana stessa, sia estrapolandola dal suo contesto sia all’interno delle varie lettere, rendendo le tavole tattili pienamente utilizzabili in questo senso. Possiamo insomma dire che abbiamo sfruttato il lavoro di digitalizzazione anche come base per un ulteriore progetto, legato all’accessibilità, che inizialmente non era stato neppure pensato”.

In breve, i documenti di Lucrezia Borgia custoditi nell’Archivio di Stato di Modena sono senza dubbio una straordinaria fonte di informazioni che consentono di gettare nuova luce su questa controversa figura femminile, e al tempo stesso, in una prospettiva più ampia, contengono preziose fonti di studio per la storia d’Italia e d’Europa. Uno studio reso incomparabilmente più accessibile grazie al progetto di acquisizione digitale: il quale, oltre ad aver fornito una panoramica completa e dettagliatissima dello stato conservativo fissando un punto di riferimento per il futuro, ha reso liberamente accessibile e consultabile online l’intera documentazione, corredata da un esaustivo apparato informativo.

A ospitare in rete l’archivio dei documenti lucreziani è un altro progetto di ampio respiro, sviluppato da un gruppo di aziende leader nel settore della digitalizzazione di beni culturali (la stessa Haltadefinizione insieme a Mida Digit), della catalogazione (Hyperborea), dell’archiviazione e della gestione di immagini in alta e altissima definizione (Memooria) e della conduzione di biblioteche digitali (Horizons Unlimited). Si tratta della piattaforma federativa Lodovico Media Library (https://lodovico.medialibrary.it/), la biblioteca digitale sviluppata dal Centro Interdipartimentale di Ricerca sulle Digital Humanities dell’Università di Modena e Reggio Emilia (DHMoRe), che ospita già oltre 10.000 documenti digitali o digitalizzati e collabora con una ventina di enti pubblici e privati delle province di Modena, Bologna, Reggio Emilia, Parma e Rimini. Un progetto basato sui più moderni software per la visualizzazione in alta definizione e la manipolazione delle immagini digitali, che si propone un duplice obiettivo: quello di valorizzare in maniera integrata il patrimonio storico e culturale del territorio modenese e, più in generale, emiliano-romagnolo, e quello di diffonderne i contenuti anche presso il largo pubblico, garantendo al tempo stesso una rigorosa scientificità.


