Autore: Elena Franchi
Anno: 2024
Patrimonio culturale è un’espressione ormai molto comune. Ma in cosa consiste, effettivamente, il “patrimonio culturale”?
Ecco il contributo di Elena Franchi, fra etimologia ed esempi concreti.

Ogni anno a fine settembre si svolgono le Giornate Europee del Patrimonio, con iniziative, aperture straordinarie e visite guidate in luoghi della cultura spesso inaccessibili nel resto dell’anno. Fra gli scopi della manifestazione, quello di stimolare l’interesse per il patrimonio culturale europeo, promuoverne la conoscenza e la tutela. Patrimonio culturale è un’espressione ormai molto comune. Ma in cosa consiste, effettivamente, il “patrimonio culturale”?
Definizioni
Dal punto di vista etimologico, la parola “patrimonio” viene dal latino patrimonium, derivato da pater, “padre”. Il patrimonio culturale è quindi un’eredità che viene lasciata ai figli (in inglese si parla di cultural heritage), ma che, in questo caso, non consiste in soldi e possedimenti, ma in beni culturali, valori e tradizioni.
Alcuni studiosi sostengono inoltre che il suffisso monium derivi da munus, “dono”, ma anche “compito, dovere”. Secondo il famoso Saggio sul dono (1923-1924) dell’antropologo Marcel Mauss, le relazioni fra gli esseri umani nascono dallo scambio, ed è proprio il dono a innescare un sistema di scambi. Il dono circola e con lui viaggia lo spirito del donatore, creando forti legami fra gli individui di una comunità. Il patrimonio culturale, quindi, implica un legame familiare, il nostro senso di appartenenza a una comunità, il nostro legame con il passato e un ponte verso il futuro: è quindi nostro compito e dovere preservarlo e trasmetterlo alle prossime generazioni.
L’espressione “beni culturali”, invece, appare per la prima volta, su proposta dell’Italia, nella Convenzione per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, L’Aja, 1954. Prima si utilizzavano espressioni diverse, pensiamo ad esempio alla Legge 1 Giugno 1939, n. 1089, Tutela delle cose d’interesse artistico o storico, in cui i beni culturali venivano definiti “cose”. Oggi il patrimonio culturale comprende beni estremamente diversificati, a testimonianza della creatività e dell’attività umana: dipinti, disegni, stampe, sculture, monumenti, edifici di interesse artistico o valore storico, reperti archeologici, ma anche, ad esempio, ceramiche, oreficerie, mobili, medaglie e monete, documenti e archivi, libri e biblioteche, raccolte di musei, pinacoteche e gallerie, fotografie e pellicole cinematografiche, strumenti scientifici, carte geografiche, strumenti musicali e spartiti, mezzi di trasporto, interi centri urbani, ville e parchi.

1. Teatro Olimpico, Vicenza, 1580-1585
Patrimonio culturale materiale e immateriale
Oltre al patrimonio culturale materiale, rappresentato da cose tangibili che possiamo toccare, esiste anche un patrimonio immateriale, strettamente correlato a quello materiale, che comprende tutte quelle pratiche, rappresentazioni, espressioni, saperi e capacità che le comunità riconoscono come parte del proprio patrimonio culturale: un patrimonio di conoscenze e competenze che, anche in questo caso, viene trasmesso di generazione in generazione contribuendo a dare un senso di identità e di continuità. Il patrimonio immateriale comprende quindi le tradizioni e le espressioni orali, incluso il linguaggio, le arti dello spettacolo, le consuetudini sociali e gli eventi rituali e festivi, le conoscenze relative alla natura e all’universo, le pratiche dell’artigianato tradizionale.
Anche per il patrimonio culturale immateriale esiste una Lista Unesco. Nel caso dell’Italia vi sono inseriti, ad esempio, l’opera dei pupi siciliani, il canto a tenore sardo, il saper fare liutario di Cremona, il canto lirico, l’arte del “pizzaiuolo” napoletano, l’arte delle perle di vetro, la “cerca e cavatura del tartufo”, la perdonanza celestiniana, la transumanza. Il 17 ottobre 2024 è stata la prima Giornata Internazionale del Patrimonio Culturale Immateriale.

2. Il saper fare liutario di Cremona, patrimonio immateriale Unesco.
Patrimonio culturale e selezione
Non dobbiamo però pensare che il patrimonio culturale sia un insieme neutro di materiali che ci provengono dal passato. Il realtà il patrimonio culturale è il frutto di una selezione che rientra in quel processo di memoria e oblio con cui ogni società umana sceglie quello che reputa degno di essere conservato per le generazioni future. La scelta può essere legata al gusto e alle tendenze di un’epoca, ma può essere anche il frutto di una decisione politica.
Un esempio significativo ce lo può fornire la Grecia, che identifichiamo immediatamente con le sue antichità classiche: immagine che si conferma soprattutto nel corso dell’Ottocento e coincide con la nascita del moderno Stato greco. Nei primi decenni dell’Ottocento, con il contributo di molti intellettuali europei, una rivoluzione rovesciò l’impero ottomano e la Grecia passò sotto il controllo delle grandi potenze del tempo, il Regno Unito, la Francia e la Russia. Nel 1832 le tre potenze designarono come re della Grecia Ottone I di Baviera: la Grecia entrò così nell’orbita europea ricongiungendosi con il suo glorioso passato classico. L’immagine del Paese venne rivisitata con nuovi piani urbanistici, strade ad angolo retto e nuovi palazzi; venne fondata l’Università Ottoniana (oggi Università nazionale capodistriana), e Atene fu proclamata capitale della Grecia.

3. Giuseppe Pettazzi, Edificio Fiat Tagliero, Asmara, ex stazione di servizio, 1938.
Ma pensiamo anche al Seicento e al Barocco, condannati dal Neoclassicismo e dal Romanticismo; o alla rivalutazione del Medioevo nel corso dell’Ottocento, con i conseguenti tentativi di conservare, restaurare e “ricreare” le testimonianze dell’arte di quel periodo. E pensiamo anche all’architettura razionalista, per molto tempo sottovalutata o dimenticata in quanto legata al fascismo, ma da alcuni anni in fase di rivalutazione.
Ed è interessante ricordare, a questo proposito, che l’Unesco, nel 2017, ha inserito Asmara, capitale dell’Eritrea, nella World Heritage List, dichiarandola Patrimonio dell’Umanità come “città modernista d’Africa”, con particolare riferimento alle costruzioni razionaliste degli anni Trenta del Novecento.
Patrimonio culturale e confini
Artisti, scrittori, musicisti, tutti i protagonisti del mondo della cultura si sono sempre guardati, imparando l’uno dall’altro, anche a distanza di secoli o di migliaia di chilometri. I confini culturali non sono così definiti come quelli geografici o politici. Le opere d’arte di epoche e Paesi diversi dialogano fra loro, e possono
influenzare la creatività di artisti lontani nel tempo e nello spazio. Le stampe giapponesi hanno avuto un grande ascendente sulle opere di Paul Gauguin, così come le maschere africane su Pablo Picasso. Ma c’è stata anche un’influenza dell’arte occidentale su Paesi non occidentali come ad esempio nelle realizzazioni architettoniche di alcuni Stati dell’Africa, come la Liberia. Con l’abolizione della schiavitù nel nord America, alcuni degli schiavi liberati tornarono nel loro Paese d’origine e costruirono case ispirate alle ville neoclassiche che dominavano le piantagioni nel sud degli Stati Uniti, dove avevano lavorato per anni. Ville che si ispiravano agli edifici rinascimentali di Andrea Palladio, che a sua volta sia era formato studiando l’architettura greca e romana.

4. La Tyler Mansion, Arthington, Liberia, 1880 ca., (Collection Centre Canadien d ‘Architecture).
In Italia siamo così abituati a convivere con testimonianze storico-artistiche da darle quasi per scontate. Le possiamo incontrare nei centri storici delle nostre città, nelle piazze in cui ci ritroviamo con gli amici, nella nostra vita quotidiana. Spesso sentiamo dire che l’Italia possiede il 50 o il 70% del patrimonio artistico mondiale. In realtà, non si tratta di una questione di percentuale. La vera particolarità dell’Italia è che questa incredibile concentrazione di beni culturali è diffusa e distribuita in tutto il territorio nazionale, dove si alternano piazze, palazzi storici, chiese, musei e monumenti, e dove le opere d’arte non vanno cercate solo nei musei principali, come accade in altri Paesi, ma sono presenti in ogni città e in ogni borgo, anche il più isolato. Opere di grande valore artistico, frutto dell’ingegno di straordinarie personalità, si alternano, nel nostro territorio, a un immenso patrimonio minore che rappresenta la testimonianza di una civiltà secolare, in un proficuo scambio reciproco.

5. Il borgo di Sorano (GR).
