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Da passione a museo

Categoria: Persone

Anno: 2024

La più grande raccolta al mondo di etichette di vini.
Una collezione privata recentemente donata al Comune di Barolo.
Con Monica Nanetti visitiamo un museo molto particolare.

Si trova a Barolo, nelle Langhe, la più grande raccolta al mondo di etichette di vini: frutto della passione e dell’energia di un collezionista privato, da qualche anno è stata donata al Comune ed è ora un museo molto particolare.

Da un lato c’è un illustre mirmecologo titolare di una prestigiosa cattedra universitaria a Basilea: Cesare Baroni Urbani, tra i massimi esperti nello studio delle formiche – questo il significato dell’oscuro termine – tanto da vantare un intero genere (“Baroniurbania”) e numerose specie intitolate a suo nome.
Dall’altro c’è un affascinante paese tra le colline piemontesi, sovrastato da un antico castello, il cui nome è legato a uno dei vini più prestigiosi al mondo (“il Re dei Vini, il vino dei Re”) e che proprio all’universo dell’enologia ha dedicato un intero museo: Barolo, nel cuore delle Langhe.
Due ambiti che apparentemente hanno ben poco in comune tra loro, ma che sono invece legati a doppio filo da un affascinante progetto: una preziosa collezione che, anno dopo anno, continua a crescere e a svilupparsi.

La storia parte da lontano, e in particolare dalla passione di Baroni Urbani per il collezionismo. Dapprima per le armi antiche: scudi, spade, pugnali d’epoca che cataloga e conserva nella sua casa. Poi, con il tempo, un altro interesse incomincia a prendere piede: quello per le etichette di vini, che il professore inizia a raccogliere, partendo proprio dalle quelle bevute a cena e minuziosamente staccate dalla bottiglia. Un approccio che diventa ben presto insufficiente, rispetto all’energia e all’entusiasmo del professore: il quale, per arricchire ulteriormente i suoi faldoni, provvede quindi a inviare lettere a cantine grandi e piccole, chiedendo campioni delle loro etichette e allegando – come buon uso all’epoca – persino il francobollo per la risposta. Ad aiutarlo, e a dare una dimensione ancor più internazionale al lavoro, c’è anche la moglie Maria De Andrade, brasiliana, che contribuisce a espandere le ricerche in tutto il Sud America. Alcune cantine rispondono volentieri; altre negano la loro collaborazione. Ma, nel complesso, i risultati sono straordinari: nell’arco di vent’anni Cesare Baroni Urbani mette insieme quella che è considerata la più grande raccolta al mondo di etichette di vini, con circa 282.000 esemplari.

Château Mouton Rothschild - etichetta

Si arriva così al 2012: il professore, ormai in pensione, decide che è arrivato il momento rendere fruibile la sua collezione a un pubblico più vasto, donandola a una struttura in grado di valorizzarla. Ed è qui che entra in scena Barolo, e in particolare il suo WiMu Wine Museum ospitato all’interno del castello. Un museo del vino che si differenzia dai molti altri esistenti un po’ in tutto il mondo: non solo per la sua collocazione geografica, che già di per sé lo cala all’interno di un territorio vinicolo per eccellenza. A caratterizzare il WiMu è soprattutto il suo innovativo approccio culturale, che non racconta solo la bevanda in sé, ma si concentra soprattutto sul rapporto tra uomo e vino e sul suo continuo a rinnovarsi dalla più remota antichità: presente ad accompagnare il defunto nell’oltretomba egizio, ad esaltare i devoti di Dionisio nei loro riti, ad animare i banchetti dei Greci, a conquistare il cuore dell’Europa con i Romani e così via, nel corso dei secoli, fino ai nostri giorni.

Il vino, insomma, come prodotto e produttore di cultura, capace di accompagnare l’evoluzione di intere civiltà, permearne le espressioni artistiche e plasmare il volto di interi territori. Come ha spiegato François Confino, celebre autore di allestimenti di mostre e musei che ha firmato il progetto espositivo e l’allestimento del WiMu: “Ho visitato diversi musei dedicati al vino nel mondo. Ma nessuno di essi racconta la dimensione straordinaria e culturale del vino. E per me, invece, era fondamentale creare un percorso di visita poetico. Non un luogo dove si apprende come si fa il vino, ma un luogo che parli del rapporto tra noi e ‘lui’”. Il tutto all’interno di un castello dalla storia lunghissima: le sue origini risalgono al X secolo, fu ricostruito nel Cinquecento e nel 1970 – dopo un periodo di abbandono – venne acquistato e restaurato dal Comune di Barolo, finanziatosi con una sottoscrizione tra cittadini e aziende locali.

La collezione di Cesare Baroni Urbani non poteva, insomma, trovare una casa migliore, integrandosi perfettamente non solo con il tema enologico, ma anche con l’approccio culturale del museo. Questi piccoli rettangoli di carta rappresentano infatti degli straordinari documenti storici, offrendo informazioni su molti vini di grande interesse storico o geografico, o di notevole qualità, di cui non restano altrimenti tracce. Ma non solo; le etichette – generalmente curatissime nella loro fattura – presentano una grande varietà di elementi: le dimensioni, la carta con cui sono realizzate, il tipo di stampa, gli elementi decorativi e gli stili che ne definiscono l’estetica. Tutti aspetti che sono in grado di raccontare in senso molto più ampio il gusto di un periodo storico, i caratteri del luogo, del tempo e del contesto culturale in cui sono state realizzate, così come le condizioni economiche, tecnologiche, sociali del mondo in cui quel vino è stato prodotto. In breve, raccontano storie – personali e collettive – che la ricchezza della collezione consente di leggere trasversalmente a luoghi geografici, culture ed epoche.

Archivio etichette vino

Tanto che, anziché limitarsi a includere la collezione nel percorso espositivo del WiMu, è stata creata una struttura autonoma, sia pure all’interno dello stesso edificio: è nato così il WiLa – Wine Label Collection. È qui che è possibile osservare l’intera raccolta, arricchitasi nel frattempo di altri esemplari e arrivata a comprendere oltre 285.000 etichette singole, diverse e autentiche, che datano dalla fine del Settecento ai giorni nostri e rappresentano tutti i Paesi produttori di vino riconosciuti dall’ONU, ad eccezione dell’Iraq. “Al momento della donazione – racconta Elena Prandi, che gestisce la collezione del WiLa – il professor Baroni Urbani aveva già provveduto a ordinare tutti gli esemplari all’interno di faldoni, suddivisi per nazione e poi, al loro interno, per tipologie di vini e regioni vinicole, e disposti a loro volta in ordine alfabetico per produttore. Un ordine che abbiamo mantenuto invariato, procedendo anche alla loro catalogazione; nel frattempo ci occupiamo costantemente di incrementare e aggiornare la raccolta, come faceva a suo tempo il professor Baroni Urbani”.

Le etichette della collezione vengono quindi per lo più richieste direttamente ai produttori, la maggior parte dei quali acconsente a inviare le etichette più recenti. Ma ci sono anche alcune prestigiose cantine che si rifiutano invece categoricamente; in questi casi il professore, irriducibile, acquistava direttamente le bottiglie per staccarne l’etichetta (impresa spesso difficile poiché, soprattutto per i vini più famosi e costosi, vengono utilizzate potenti colle al fine di impedirne la rimozione, dal momento che proprio l’etichetta costituisce l’unica garanzia del contenuto di una bottiglia). Un tempo – ma si tratta di un caso ormai insperato – alcune etichette potevano essere recuperate anche fra i fondi di vecchie tipografie; e poi, come in tutte le collezioni, ci sono esemplari provenienti da scambi con altri collezionisti o da aste. “Siamo aperti il sabato e la domenica – spiega ancora Prandi – ed è interessante vedere come la nostra proposta, per quanto di nicchia, interessi e incuriosisca il pubblico; ci sono persone che vengono da noi a cercare le etichette della cantina del nonno, o legate alla storia della famiglia… e spesso le trovano. Tra i progetti in corso, peraltro, c’è anche quello della digitalizzazione del catalogo. Ad oggi sul sito è già possibile effettuare una ricerca online secondo varie chiavi (tipologia di vino, produttore, epoca, anno, nazione, regione, soggetti… www.winelabelscollection.it/collezione), ma siamo solo agli inizi di un lavoro estremamente impegnativo, e per ora gli esemplari presenti sono circa 6.000: una minima parte del patrimonio complessivo della collezione. Inoltre, il WiLa ospita spesso attività didattiche con scuole di diverso ordine e grado. E periodicamente vengono anche organizzate delle mostre a tema, talvolta utilizzando come sedi anche altri splendidi castelli della zona, tutti gestiti da un’unica fondazione, la Barolo & Castles Foundation, come quelli di Serralunga, Roddi e Magliano Alfieri”.

Proprio il castello di Serralunga lo scorso anno ha ospitato “Il vestito di Artemisia”, mostra dedicata alle etichette da Vermouth; e basta uno sguardo alle immagini presenti sul sito (www.winelabelscollection.it) per spiegare il successo dell’iniziativa e per comprendere come una “semplice” etichetta vada molto oltre il suo ruolo di definizione del contenuto, proponendosi come testimonianza in grado di evocare ambienti ed epoche e di raccontare un’intera, affascinante storia.