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Conservato presso la Biblioteca Angelo Mai

Categoria: Persone

Categoria: Persone

Anno: 2024

Emanuela Morganti ci racconta la storia del Fondo Paolo Moretti, una delle principali raccolte italiane di illustrazione satirica e umoristica, conservata alla Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo.

Che cos’hanno in comune un diligente collezionista, la biblioteca di un importante capoluogo di provincia e un militante socialista vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo? Un asino.

A partire dalla metà degli anni Settanta Paolo Moretti è stato colpito dal virus del collezionismo e ha raccolto, anche con l’aiuto di una rete di addestrati e disponibili segnalatori, il materiale che nell’arco di qualche decennio ha dato origine alla più ricca collezione privata italiana di illustrazione satirica e umoristica, ben posizionata anche nella top ten mondiale delle raccolte. Oltre 4.000 libri e almanacchi, 400 testate giornalistiche italiane e straniere, per un totale di circa 70.000 numeri di giornali e riviste, tra i quali capisaldi e capolavori della storia dell’editoria periodica, dal Risorgimento ai giorni nostri. Un patrimonio specialistico già inventariato e schedato con la collaborazione dell’Università degli Studi di Bergamo prima e della Scuola Normale Superiore di Pisa poi, ora al via di una più sistematica catalogazione digitale.

1. Rata L. (Gabriele Galantara), Il programma dell’Asino, in “l’Asino”, XVII (1), 1908.

Il competente proprietario dagli anni Duemila ha deciso di aprire al pubblico le porte della sua autorevole collezione, denominata Fondo Paolo Moretti per la Satira Politica, mettendola a disposizione di chi arrivava a Bergamo Alta e bussava per motivi di studio, ricerca e lavoro, nella costante convinzione di liberare quest’arte dall’aggettivo di “minore”. Negli anni successivi è stato aperto il portale www.fondopaolomoretti.it, attraverso il quale è possibile, tra le altre cose, incrociare le fonti documentarie, grafiche e bibliografiche, ottenere informazioni specifiche legate alle singole pubblicazioni e visionare il materiale iconografico.

Dopo diverse esposizioni, manifestazioni, attività culturali e collaborazioni locali, nazionali e internazionali, dalla primavera del 2023 il Fondo Moretti trova casa nei locali della Biblioteca Civica Angelo Mai, alla quale è stato donato con un gesto di grande mecenatismo civico. Alla donazione è seguita nello stesso inverno la mostra “La caricatura all’Opera. Satira e melodramma nel Risorgimento” a cura dello stesso Paolo Moretti, Sandro Morachioli e Maria Elisabetta Manca, allestita nell’atrio della medesima biblioteca, un’iniziativa correlata alla destinazione pubblica del fondo, in attesa di una collocazione definitiva che ne permetta l’allestimento unitario, organico e di libera consultazione, favorendo il contatto diretto con l’utenza, in un’ottica di promozione e di valorizzazione della documentazione.

2. Grottesco (Gabriele Galantara), Il pagliaccio intelligente, in “l’Asino”, II (25), 1893, Fondo Paolo Moretti per la Satira Politica.

Ieri, oggi, domani passeggiando tra gli scaffali e scrutando tra le mensole del Fondo Paolo Moretti per la Satira Politica ci imbattiamo in asini, che fanno capolino tra i dorsi di grandi volumi rilegati, tra le pagine di piccoli almanacchi, strenne e opuscoli, e tra le colorate copertine di numeri sciolti. Da dove vengono questi animali? A chi parlano? Quali messaggi portano?

L’Asino, settimanale illustrato attivo a Roma dal 1892 al 1925 (ben 26 le annate presenti nel Fondo Moretti e 19 gli esemplari di strenne semestrali e di almanacchi annuali) deve il suo nome a L’asino. Sogno volume del livornese Francesco Domenico Guerrazzi pubblicato nel 1857 (anch’esso puntualmente in collezione).1

Il periodico satirico di impronta socialista nasce grazie al binomio composto da Gabriele Galantara2 (Montelupone 1865 – Roma 1937) e Guido Podrecca (Vimercate 1865 – Auburn 1923), giovani studenti universitari dell’Alma Mater di Bologna che ben presto trascurano lezioni ed esami per seguire una comune passione: il giornalismo.

3. Rata Langa (Gabriele Galantara), L’appetito del gesuita, in “l’Asino”, X (38), 1911, Fondo Paolo Moretti per la Satira Pol

Nel 1888 fondano Bononia ridet, rivista universitaria di stampo goliardico che in breve assume toni di tendenza anarco-socialista e si impone nel panorama editoriale cittadino. Così con la giusta dose di incoscienza, quelli che sono già noti come “i gemelli siamesi” decidono di compiere il grande salto, si trasferiscono nella Capitale e qui nel novembre 1892 creano un nuovo giornale, che immediatamente diviene il punto di riferimento del nuovo elettorato socialista, seguendo di pochi mesi la fondazione del Partito dei Lavoratori italiani e anticipando di quattro anni la nascita dell’Avanti!. Infatti sino al 1896 il megafono di battaglie, denunce, ideali e voci socialiste furono le pagine codirette da Galantara e Podrecca e, anche dopo l’avvento del quotidiano di partito, il settimanale illustrato mantenne un’alta diffusione e una costante fedeltà di pubblico. In un’epoca di precarietà per la stampa periodica, in particolar modo quella satirica, l’Asino riuscì a conquistare e a conservare una posizione preminente, oltrepassando gli orizzonti regionali e i target di riferimento dei lettori (più di rado lettrici), raggiungendo nel 1915 la tiratura record di 110.000 copie, 25.000 delle quali lette dagli emigrati italiani all’estero.

4. Rata L. (Gabriele Galantara), Bepi visita l’Esposizione, in “l’Asino”, XX (17), 1911

5. Rata L. (Gabriele Galantara), Gli assassini cristianissimi, in “l’Asino”, XXIII (49), 1914.

Quali furono le cause di questa fortuna editoriale?
Le risposte a questa domanda sono molteplici: l’Asino, all’inizio della propria avventura, colma uno spazio non ancora occupato dal giornale di partito; gli articoli e le rubriche utilizzano tagli e linguaggi differenziati, in grado di raggiungere un ampio pubblico caratterizzato da diversificati livelli di istruzione e di alfabetizzazione; la pubblicazione di lettere e di segnalazioni nonché la progressiva introduzione di abbonamenti, omaggi e gadget incoraggia la fidelizzazione dei lettori. Ma forse, sopra ogni cosa, l’incredibile successo fu merito del medium. Autodefinitosi “settimanale illustrato”, sin dal primo numero l’Asino arrivò nelle edicole corredato da immagini, una moltitudine di immagini, dapprima opera del solo Gabriele Galantara, il quale in conseguenza della crescita editoriale diveniva capo di un team di disegnatori, futuri protagonisti del panorama grafico italiano: da Bruno Angoletta a Giuseppe Scalarini, da Filiberto Scarpelli a Giuseppe Russo a molti altri ancora. Ciononostante è Galantara a creare la linea editoriale della propria creatura e a dare vita ad alcune felici iconografie, i suoi collaboratori adatteranno il proprio stile alla direzione da lui tracciata, conformandosi a un progetto di intima natura, quasi più privata che professionale. A lungo l’attività e la produzione artistica di Galantara sono state impropriamente ricondotte in maniera quasi univoca al solo l’Asino, ma viceversa è certo che la creatura deve al suo demiurgo la propria fortuna.

6. Rata L. (Gabriele Galantara), Un incontro, in “l’Asino”, XXXII, (5), 1923.

L’artista di Montelupone colma le pagine del settimanale di illustrazioni, dapprima nella classica bicromia bianconera, in seguito in tricromia sino a giungere alla quadricromia, ricondotta in periodo bellico verso tecniche di stampa più economiche, studiando sempre con molta cura la resa dei tratteggi e del chiaroscuro. I colori e lo stile adottati dipendono dalla dimensione e dal formato delle illustrazioni, a loro volta effetto delle scelte di impaginazione: ecco dunque prime e quarte di copertina coincidere con grandi tavole satiriche a colori a tutta pagina, didascalicamente ambientate e popolate da personaggi caratterizzati nei minimi dettagli; altrove, nelle pagine interne, immagini di media grandezza, spesso in bi o tricromia, dal contenuto satirico o umoristico e dallo stile più asciutto ma non meno efficace; infine vignette isolate o pupazzetti da frammezzo in articoli, in bianco e nero, sovente organizzati sul confronto tra due o più figure, appena abbozzate e dai tratti caricaturati. Proporzionalmente alle immagini seguono i testi sottostanti, che nel primo caso accompagnano le illustrazioni di copertina le quali possono essere decifrate anche senza il loro ausilio, nella seconda tipologia chiariscono invece meglio l’allusione grafica, mentre nell’ultima sono necessari all’interpretazione della vignetta di cui sono parte integrante e imprescindibile.

All’interno di questi spazi grafici colorati e movimentati vivono figure di contorno, comprimari e assoluti protagonisti, quasi sempre di genere maschile, che nel volgere di un lungo trentennio si avvicendano nella fantasia del loro autore e nell’immaginario collettivo del pubblico: politici professionisti, governanti, sovrani e teste coronate, rappresentanti del clero in svariati gradi (da semplici reverendi di provincia sino al pontefice), umili fanti, generali, gerarchi e dittatori. La matita di Galantara non si risparmia negli attacchi ad personam, bersagliando su tutti Giovanni Giolitti, Pio X, Guglielmo II di Germania e Benito Mussolini. Gli attacchi sono filtrati attraverso la resa caricaturale delle fisionomie e degli atteggiamenti e tramite la declinazione satirica dei contesti e delle situazioni, passando attraverso quella geniale lente di ingrandimento costituita da invenzioni grafiche e figure retoriche, dalla sineddoche all’ossimoro, dalle metafore alle personificazioni. Tra queste ultime su tutte l’asino, autorappresentazione del periodico e personificazione del pubblico di lettori, definito (con un omaggio a Guerrazzi) sin dalle prime uscite “come il popolo: utile, paziente e bastonato”, bestia da soma antropomorfizzata, operaio, tipografo, strillone, bracciante, fante, ognora prestato alla sfumatura proletaria dell’occorrenza narrativa.

7. Rata Langa (Gabriele Galantara), La Polonia e il suo tutore, in “l’Asino”, XXV (47), 1916

8. R. L. (Gabriele Galantara), La fine del mondo… quando ci sarà, in “l’Asino”, XIX (22),1910.

L’Asino e i suoi asini si contrappongono a disuguaglianze, ingiustizie, scandali e violenze, che dal 1892 al 1925 si susseguono sul palcoscenico italiano e internazionale, Galantara immortala la sua creazione e forse il suo alter ego grafico su copertine, almanacchi, paginoni centrali, cartoline, manifesti, opuscoli, locandine, numeri unici, francobolli e persino medaglie. Dalla rena del circo alla ribalta di Montecitorio, dai campi coltivati alle trincee di guerra, dalle miniere al Vaticano, gli asini percorrono come maratoneti strade di carta, dalle quali ancora oggi strizzano l’occhio a chi li ha radunati con curiosità, desiderio e interesse e sorridono a coloro che, sfogliandone la collezione, ne condividono l’insana e razionale passione.

Il titolo prende a prestito quello del libro di Paolo Moretti, L’insana passione. Il Fondo Paolo Moretti per la Satira Politica, Lubrina & Bramani, Bergamo, 2016.
1 Francesco Domenico Guerrazzi, L’asino. Sogno, Tip. scolastica di Sebastiano Franco e figli e Comp., Torino, 1857.
2 Emanuela Morganti, Gabriele Galantara. Satira, editoria e grafica (1892-1937), Pacini, Ospedaletto – Pisa, 2019.