Nel mondo delle collezioni pubbliche di disegni e stampe, molte opere su carta restano fuori dalla portata del pubblico e non sempre sono accessibili in modo permanente. Le biblioteche digitali offrono una soluzione innovativa, mettendo a disposizione di esperti e appassionati un tesoro di opere un tempo inaccessibili. In questo articolo, Silvia Massa ci guida alla scoperta del Museo di Disegni e Stampe delle Collezioni Statali d’Arte di Dresda e del suo progetto rivoluzionario.
Le collezioni pubbliche di disegni e stampe, conservate in musei ma anche in biblioteche e accademie, sono caratterizzate da due aspetti all’apparenza contraddittori. Si tratta di raccolte solitamente molto vaste (quella dove lavoro, a Dresda, conta più di mezzo milione di fogli, ma anche le più piccole possono contenerne alcune migliaia) e al tempo stesso quasi invisibili. Le opere su carta, infatti, di norma non sono esposte in maniera permanente. Ciò è dovuto alla fragilità dei supporti cartacei e di alcuni medium, la cui conservazione è messa a repentaglio dalla luce e da altri fattori, come le variazioni di temperatura e di umidità relativa. Per questo motivo, disegni e stampe vengono esposti a rotazione in mostre temporanee, di solito della durata di tre o quattro mesi. Pur non sostituendo la visione diretta dell’opera, le banche dati online permettono di aggirare queste difficoltà rendendo anche le raccolte di grafica accessibili al pubblico, e non soltanto a quello degli specialisti. Si possono citare, a titolo di esempio, la banca dati Euploos del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi di Firenze e Calcografica dell’Istituto Centrale per la Grafica di Roma: entrambe rappresentano un fondamentale strumento di conoscenza e diffusione di due collezioni enormi e affascinanti, ma non visibili in modo continuativo.
Prima dell’avvento della digitalizzazione e delle banche dati, la comunicazione delle raccolte cartacee (così come di altre opere d’arte) era possibile, oltre che attraverso le mostre, soltanto tramite la pubblicazione dei cataloghi delle collezioni, con schede più o meno approfondite per ogni foglio. Il “catalogo-tipo” dei disegni appartenenti a un museo si inserisce in una tradizione che si potrebbe far risalire al catalogo dei disegni italiani dell’Albertina di Vienna, compilato da Franz Wickhoff e pubblicato nel 1891-92. Questo si basava a sua volta sull’approccio allo studio dei disegni old masters affermatosi nel corso del Settecento, caratterizzato da un’impostazione fortemente classificatoria, dalla distinzione in scuole regionali e dal focus sull’attribuzione di ciascuna opera, da ricondurre a un certo artista o alla sua scuola.
Il catalogo di Wickhoff e quelli a seguire definirono per molto tempo la tipologia standard di un catalogo di disegni, ferme restando le caratteristiche proprie di ogni collezione. In tempi più recenti, il metodo con cui studiamo e cataloghiamo i disegni è cambiato: la storia del collezionismo, della provenienza e dei musei sono andati acquisendo un’importanza sempre maggiore. Ormai, una collezione pubblica di disegni si apprezza e si studia per il suo valore storico, culturale e sociologico, oltre che per l’importanza dei singoli fogli che la compongono. Le analisi materiali e la ricostruzione dei contesti affiancano sempre più di frequente l’approccio puramente da connoisseur. Va aumentando l’attenzione alla mobilità degli artisti e alle connessioni sovranazionali, aspetti che prendono sempre più spazio rispetto alla lettura – predominante in passato – della produzione artistica distinta in centri (quali Firenze, Roma, Venezia, Bologna, ecc.) e periferie. Come si riflette tutto ciò sulla compilazione dei cataloghi pubblicati al giorno d’oggi? E a fronte delle possibilità offerte dal digitale, cosa vuol dire, nel 2024, catalogare i disegni conservati in un museo? Quali criteri tradizionali sono ancora applicabili? E che formato dovrebbe assumere un catalogo di disegni per essere facilmente accessibile e consultabile?
Queste domande hanno portato il Museo di disegni e stampe (Kupferstich-Kabinett) delle Collezioni Statali d’Arte di Dresda a concepire un innovativo progetto di catalogazione avente per oggetto circa 750 disegni italiani del sedicesimo secolo conservati nelle proprie raccolte. Si tratta di un gruppo di opere finora relativamente poco conosciuto, che vanta fogli di maestri celebri, quali Raffaello (fig. 1), Michelangelo, Correggio (fig. 2), Parmigianino, Pontormo, accanto a disegni di artisti meno noti, tra cui Marco Marchetti, Giovanni Battista Trotti e altre figure oggetto di una riconsiderazione critica negli studi recenti sul disegno italiano.

1. Raffaello, Putto fluttuante verso sinistra e schizzo di un altro putto (disegno preparatorio per gli affreschi nella Villa Farnesina, Roma), ca. 1518. Kupferstich-Kabinett, Staatliche Kunstsammlungen Dresden, inv. C 161 recto. © photo-design Herbert Boswank.
Completano il nucleo alcune repliche di bottega e “alla maniera di”, cioè quei disegni (tra cui molti anonimi) che permettono di misurare la fortuna critica di un dato artista o di una composizione, o che schiudono interessanti aspetti tecnici, quali le pratiche di copia oppure di ritocco. Il progetto di catalogazione ha preso avvio nel 2018 grazie all’importante sostegno della Getty Foundation di Los Angeles, nell’ambito di una campagna di finanziamenti dedicata alle collezioni di disegni e stampe (The Paper Project), ed è tutt’ora in corso grazie ad altri finanziamenti.

2. Correggio, Madonna di San Giorgio (disegno preparatorio per la “Pala di San Giorgio”), ante 1530. Kupferstich-Kabinett, Staatliche Kunstsammlungen Dresden, inv. C 367 recto. © photo-design Herbert Boswank
La catalogazione si è sviluppata attraverso tre fasi interconnesse. Nella prima fase, il team di Dresda (del quale faccio parte da un paio d’anni) ha cominciato a sottoporre i disegni al confronto e allo scambio con un ampio gruppo di esperti, rispecchiando così anche gli obiettivi del The Paper Project della Getty Foundation, che promuove la ricerca, lo scambio e la formazione. Una mostra, un workshop internazionale e un traveling seminar hanno scandito il primo stadio del lavoro.
Nella seconda fase, ogni foglio selezionato per la catalogazione è stato esaminato in maniera sistematica e approfondita, e lo studio è stato accompagnato da una campagna fotografica e da indagini diagnostiche. Tutti i dati derivanti dall’analisi materiale e dallo spoglio di inventari, archivi e fonti bibliografiche sono stati poi registrati nella banca dati interna del museo (Daphne), non prima di aver approntato un vocabolario controllato che rendesse omogenee le descrizioni e facilitasse il reperimento delle informazioni. In banca dati sono confluite anche tutte le proposte di attribuzione degli esperti. Il dialogo internazionale avviato nella prima fase del progetto, infatti, è proseguito e si è intensificato: incontri di fronte agli originali con studiosi senior e junior, visite di altre collezioni, partecipazione a conferenze e seminari hanno alimentato e arricchito la ricerca. Il dibattito intorno alle questioni metodologiche della catalogazione è poi culminato in un workshop online tenutosi nel 2021, al termine del quale il team di Dresda è approdato alla decisione di redigere un catalogo in lingua inglese in formato PDF, accessibile online e gratuitamente.
La terza fase, quella attuale, consiste nella redazione del catalogo, strutturato per scuole regionali (toscana, veneta, lombarda, ecc.). Come è prassi, le schede, oltre al testo di commento, sono provviste di una sezione anagrafica, contenente informazioni sulla tecnica, le iscrizioni, le filigrane, i timbri di collezione, la provenienza, le fonti archivistiche e la bibliografia. Per facilitare il lavoro degli schedatori, circa ottanta esperti di disegno italiano da tutto il mondo, è stato essenziale approntare fin da subito un modello di scheda uniforme. Abbiamo cercato una soluzione che permettesse di automatizzare il trasferimento di informazioni fra la banca dati del museo, le cui voci sono redatte in lingua tedesca, e il file Word in inglese da fornire come modello per la schedatura.
Per farlo, abbiamo usato un codice scritto nel linguaggio di programmazione Phyton. Agendo come una catena di istruzioni, il codice legge i dati di input (un estratto della banca dati in formato Excel) generando come output il file Word nel formato desiderato e con una parte sostanziale dell’anagrafica della scheda già tradotta in inglese. L’uso del vocabolario controllato in banca dati ci permette infatti di tradurre in modo automatizzato espressioni che si ripetono identiche, per es. “Feder in Braun”, cioè penna e inchiostro bruno, sempre tradotto come “pen and brown ink”. A lavoro ultimato, il codice in formato open source sarà pubblicato nel repository GitHub, così che altri progetti possano trarne vantaggio in futuro.

3. Screenshot della maschera di ricerca avanzata della Online Collection, la banca dati online delle Collezioni Statali d’Arte di Dresda (SKD).
Se nell’impostazione delle schede e nella classificazione per scuole il nostro catalogo strizza l’occhio alla tradizione, la pubblicazione online e l’integrazione con la banca dati apriranno agli utenti una serie di funzioni ulteriori. Le schede di catalogo, datate e firmate dagli autori, saranno collegate con la banca dati online del museo, la Online Collection (fig. 3), dove le informazioni a disposizione sui singoli disegni verranno continuamente aggiornate. Chi leggerà il catalogo potrà quindi passare alla banca dati online e informarsi sullo stato attuale delle conoscenze su quel dato disegno. Il catalogo offrirà la tradizionale divisione in scuole regionali e approfondimenti sui singoli fogli, mentre la Online Collection permetterà la consultazione dei disegni per categorie più fluide ed estese
Si prenda ad esempio il fenomeno della mobilità degli artisti, che è difficile ricondurre all’interno di un’unica scuola regionale. Un caso esemplare è quello di Giulio Romano, artista che da Roma si spostò a lavorare a Mantova. Nel nostro catalogo, i suoi disegni realizzati a Mantova saranno presentati all’interno della “scuola” romana per via della loro classificazione stilistica, mentre in banca dati saranno rintracciabili anche tra la “scuola” lombarda grazie all’uso di appositi tag. Il collegamento tra il catalogo e la banca dati online permetterà inoltre di consultare immagini ad alta risoluzione direttamente nella Online Collection. L’uso di permalinks, infine, consentirà rimandi a opere conservate in altri musei e pubblicate in altre banche dati online.
Il catalogo vedrà la luce (digitale) nel 2025. Editore e host sarà una piattaforma di pubblicazione open-access dedicata a pubblicazioni scientifiche nel campo della storia dell’arte, che utilizza il software open source OMP del Public Knowledge Project (PKP). Nel frattempo, per un’anteprima dei disegni ricompresi nella catalogazione e le relative classificazioni, vi invito a consultare il sito dedicato (fig. 4), dove si può esplorare la raccolta filtrando i risultati per città, regione o temi.

4. Screenshot della pagina internet dedicata al progetto di catalogazione dei disegni italiani del Cinquecento presso il Kupferstich-Kabinett delle Collezioni Statali d’Arte di Dresda (SKD).

