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L'evoluzione della memoria scritta

Categoria: Esperienze

Categoria: Esperienze

Anno: 2025

“Per fare tutto, ci vuole un archivio”, ecco come introduce il proprio articolo Andrea Santangelo. Dalla prima tavoletta sumera all’intelligenza artificiale, la memoria scritta è il motore del sapere. Ogni parola conservata, ogni dato archiviato, uniscono passato, presente e futuro.

Parafrasando un’allegra canzoncina di Sergio Endrigo del 1974 dal titolo Ci vuole un fiore, potremmo dire che “per fare tutto ci vuole un archivio”.  Già, perché pare che la scintilla alla base della fondamentale invenzione della scrittura sia proprio la necessità di archiviare e avere memoria di qualcosa di prezioso per la vita di tutti i giorni. I primi documenti scritti, infatti, sono prodotti per scopi contabili e consistono in liste di beni, con disegni degli oggetti, con numerali e con nomi propri, insomma dei veri e propri libri mastri su tavoletta di argilla.

Nell’antica Mesopotamia, i Sumeri inventano la scrittura cuneiforme (dei pittogrammi che si sono lentamente evoluti in ideogrammi) per registrare e archiviare informazioni di vario tipo, tra cui contabilità, leggi, surplus produttivi agricoli, osservazioni della natura per predire il futuro, precetti religiosi. La letteratura, almeno nella primissima fase, non è tra le esigenze immediate.

Mentre invece pare che lo sia la comunicazione commerciale. In una tavoletta del III millennio a.C. (trovata nel 1974 a Ebla dall’archeologo italiano Paolo Matthiae) c’è la più antica pubblicità della storia, vi appare infatti una donna con un grande seno che dice: “Bevi birra Ebla, la birra con un cuore da leone”. Le più antiche tavolette cuneiformi, o meglio protocuneiformi, risalgono alla seconda metà del IV millennio a.C., con il passare del tempo la scrittura diviene un sistema complesso che permette di registrare oltre alle leggi e ai conti, anche la storia e la letteratura, come nel caso dell’epopea di Gilgamesh.

Il sistema ideografico mesopotamico poi costituisce la base per il passaggio verso il fonetismo: i segni perdono il significato iconico e assumono quello sillabico. E questo si compie tra XII e XI secolo a.C. nell’area mediterranea delle città fenicie, dove si sviluppano i primi sistemi di scrittura alfabetica, in cui ogni suono del parlato viene rappresentato da un singolo segno. Qualcuno ha detto che la caratteristica fondamentale della scrittura consiste nel fatto di trascrivere in uno spazio lineare il flusso delle parole che si succedono nel tempo. Niente meno che un archivio dei pensieri e dei concetti dell’umanità, quindi. La scrittura perciò rivoluziona la trasmissione e la diffusione del sapere, permettendo la salvaguardia di culture e la diffusione di idee attraverso i secoli. Inoltre, permette di conservare e condividere informazioni in modo più duraturo e preciso rispetto alla tradizione orale e facilita lo scambio di messaggi tra persone che non si trovano nella stessa area geografica, aprendo la strada ad amministrazioni centralizzate (come gli imperi).

La documentazione scritta accelera il progresso culturale e scientifico, consentendo analisi e studi approfonditi. Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg, nel XV secolo, la diffusione della conoscenza subisce quindi una svolta epocale. Libri, giornali e pamphlet rendono l’informazione più accessibile, contribuendo a grandi cambiamenti sociali e culturali. La stampa rende possibile distribuire grandi quantità di testi, aumentando il numero di lettori.

L’invenzione della radio e della televisione rivoluziona la comunicazione del XX secolo, rendendola più immediata e di massa.

Agli inizi del XXI secolo viviamo in un’epoca dominata dalla tecnologia digitale, la scrittura, pertanto, si è adeguata all’avvento di computer e smartphone. Internet fa sì che la comunicazione globale avvenga in tempo reale, creando reti di informazione universali. E-mail, social media, messaggistica istantanea: questi strumenti rendono più facile e immediata la comunicazione personale e professionale, spesso arricchita da multimedia.

Ma il passo più grande è indubbiamente l’arrivo dell’intelligenza artificiale, che permette alle macchine di comprendere, generare e interagire con il linguaggio umano in modo sempre più naturale, fluido e intuitivo, grazie a chatbot, assistenti vocali e sistemi di traduzione automatica. L’IA sta rivoluzionando il modo in cui comunichiamo, aiutandoci a tradurre lingue, scrivere testi, rispondere alle domande e persino creare opere d’arte. È come se la nostra capacità di scrivere e comunicare si fosse evoluta fino a un livello che un tempo sembrava fantascienza. L’IA può generare testi, immagini, musica e video, influenzando il modo in cui produciamo e consumiamo contenuti. Gli algoritmi infatti analizzano enormi quantità di dati per prevedere comportamenti, preferenze e tendenze, migliorando la comunicazione di marketing, sanità, istruzione e altro.

Il mondo dell’archivistica sta cambiando: l’IA può aiutare nella digitalizzazione dei documenti, nell’analisi di grandi quantità di dati, nell’automatizzazione della catalogazione, nell’estrazione e ricerca di parole chiave, nella ricostruzione di parti mancanti in testi e immagini. In buona sostanza, l’archivio diventa un tesoro di dati che, grazie all’IA, può essere esplorato in modo più efficiente, approfondito e innovativo, rendendo sempre più accessibili grandi patrimoni storici e culturali. Senza comunque dimenticare che, pur preparando un futuro innovativo per l’archivistica, l’intelligenza artificiale si sviluppa a partire da un archivio.

Per sviluppare un’IA, infatti, servono principalmente dei dati su cui addestrarla. Questi dati provengono da un qualche tipo di archivio, sia esso un database, o un set di dati pubblici, o delle informazioni raccolte e salvate in modo specifico per un progetto. Se c’è un archivio ben strutturato e ricco di informazioni, l’addestramento dell’IA viene assai facilitato, permettendole di imparare e migliorare più rapidamente e con risultati più accurati. L’archivio rappresenta una risorsa preziosissima. Nulla è cambiato dal tempo dei Sumeri: avere un archivio permette di conoscere meglio le proprie radici, rafforzando il senso di identità e di appartenenza a una comunità o una famiglia. Conservare materiali in modo appropriato tutela le informazioni dal deterioramento o dallo smarrimento, garantendo che possano essere trasmesse alle future generazioni. Per fare tutto ci vuole un archivio. 

Le immagini che illustrano questo articolo sono state create con l’intelligenza artificiale, a cura dell’autore.