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Centoquaranta anni di cronaca genovese e ligure tornano accessibili

Categoria: Progetti

Categoria: Progetti

Anno: 2026

L’articolo di Stefano Paolo Giussani racconta la nascita dell’Archivio Storico de Il Secolo XIX a Genova, un progetto che restituisce alla collettività centoquarant’anni di memoria giornalistica attraverso documenti, fotografie, strumenti multimediali e digitalizzazione.
È in questa prospettiva che si misura la caratura dell’iniziativa promossa dalla Fondazione Il Secolo XIX che, il 27 aprile 2026 a Genova, ha inaugurato il nuovo Archivio Storico del quotidiano, nel cuore di piazza Piccapietra.

Genova guarda il mondo dal mare. Antica repubblica marinara, capoluogo di una regione che si distende quasi per intero lungo la costa, città-porto che per secoli ha smistato merci, uomini e notizie lungo le rotte del Mediterraneo. La sua storia procede in parallelo a quella dei suoi traffici, degli armatori, dei piroscafi che portavano gli emigranti verso le Americhe, dei camalli al lavoro sulle banchine. Una vicenda che lo scalo ligure ha condiviso con l’intero sistema portuale del Paese, di cui resta uno dei nodi principali.

Per centoquarant’anni questa storia ha avuto un cronista quotidiano, capace di registrarla giorno dopo giorno come un giornale di bordo: Il Secolo XIX. Aprirne l’archivio significa allora sfogliare il diario di una città di mare e, attraverso di essa, una parte cospicua della storia marittima e civile italiana. È in questa prospettiva che si misura la caratura del progetto promosso dalla Fondazione Il Secolo XIX, che il 27 aprile 2026 ha inaugurato a Genova il nuovo Archivio Storico del quotidiano, nel cuore di piazza Piccapietra.

L’inaugurazione cade nelle celebrazioni per i centoquarant’anni della testata e segna il passaggio per il quale, per la prima volta, l’archivio del giornale diventa un luogo visitabile, aperto a studenti, ricercatori, lettori e cittadini. Un’infrastruttura culturale, prima ancora che un deposito di carte, pensata per restituire alla collettività la memoria impressa sulle pagine del «Decimonono» dal 25 aprile 1886 a oggi: milioni di pagine e oltre 125.000 fotografie che raccontano Genova, la Liguria e il Paese.

Le origini di un quotidiano

Vale la pena ripartire dall’inizio, perché le origini del giornale sono custodite proprio tra le pagine esposte. Il primo numero esce il 25 aprile 1886, giorno di Pasqua: con le altre testate ferme per la festività, i genovesi trovano in vendita a cinque centesimi un quotidiano nuovo. In testa, alcune parole d’ordine destinate a restare nel tempo: «onestà», «franchezza senza brutalità», «esattezza delle cronache», «carattere imparziale», «lotta all’immoralità e all’affarismo», «tutela degli interessi dei cittadini».

A fondarlo è il conte Ferruccio Macola, ammiratore del giornalismo anglosassone e dei suoi ritmi: notizie fresche, telegrammi dell’ultima ora, commenti brevi al posto dei lunghi articoli allora in voga. Il 1893 porta il primo grande record di vendite: per la prima pagina dedicata alla prima del Falstaff alla Scala i genovesi acquistano centomila copie. Verdi, del resto, lo sentono un po’ concittadino, perché a Genova ha casa e vi trascorre lunghi inverni. Nel 1897, con il passaggio del giornale a Ferdinando Maria Perrone — proprietario dell’Ansaldo, il grande complesso siderurgico e cantieristico genovese — arriva alla direzione Luigi Arnaldo Vassallo, il popolarissimo Gandolin, che ne fa il quotidiano più diffuso della Liguria. È in quegli anni che Il Secolo XIX si distingue anche per una scelta tecnica allora inconsueta: sei pagine invece delle quattro tradizionali. Da qui, scorrendo la collezione storica dei fascicoli, si arriva fino a noi.

Tra carta e schermo

Il percorso si sviluppa in un unico itinerario che mette in dialogo memoria e presente. La prima sala accoglie le raccolte rilegate dei primi quarant’anni del giornale, dal 1886 al 1926. 

Accanto alla carta lavorano gli schermi. Al centro della sala un tavolo multimediale con tre postazioni digitali permette di sfogliare una selezione di prime pagine e di articoli di rilievo, già digitalizzati. Una timeline luminosa e interattiva accompagna il visitatore lungo le fasi di crescita del quotidiano, intrecciandole con le trasformazioni della società e con la storia del mondo. Nella sala adiacente, un’installazione costruita intorno a un tavolo proiettato mette al centro il mestiere del giornalista: il lavoro sulle fonti, la costruzione della notizia, il tema oggi cruciale della verifica di fronte alle fake news.

Un cantiere a ritroso

Dietro l’allestimento c’è un progetto costruito in modo inusuale. Di norma, per un archivio d’impresa o per quello di una testata, si parte innanzitutto dalla descrizione delle unità archivistiche e dalla loro digitalizzazione. Solo dopo aver studiato e acquisito i contenuti, si allestisce lo spazio che li valorizza. Qui l’ordine si è rovesciato. La Fondazione aveva l’esigenza di comunicare da subito la nascita del proprio archivio storico e di tradurla in un luogo fisico visitabile, mentre la digitalizzazione dell’intero fondo — affidata alla Digital Library del Ministero della Cultura — è tuttora in corso e dovrebbe completarsi entro l’anno.

A coordinare il lavoro è stata Guendalina Damone, project manager per Gruppo Panini Cultura, partner del progetto per l’esperienza espositiva e multimediale. La sfida principale stava proprio nel costruire da zero gran parte dei contenuti per le postazioni interattive, in dialogo continuo con il committente. «Si può fare e si può fare bene» è la sintesi che ne ricava, a patto di lavorare su contenuti di valore e su un primo livello solido, capace di reggere e di fare da base anche quando arriveranno i dati digitali veri e propri. Alla fornitura dell’hardware ha provveduto Collettivo Digitale mentre ai contenuti e alla direzione artistica, Intersezione. Il tutto in una finestra di tempo ridotta: un lavoro stimato in otto mesi è stato portato a termine in quattro.

La rotta digitale

Il cuore dell’operazione resta la digitalizzazione integrale dell’archivio, condotta con la Digital Library del Ministero della Cultura. Per Luca Panini, amministratore delegato della Franco Cosimo Panini Editore, si tratta di un gesto che va oltre la semplice riproduzione: «Per noi digitalizzare non significa solo fare delle “fotografie” a delle pagine, ma significa ridare vita ai dati che sono contenuti in quelle pagine»,  ha spiegato, descrivendo l’obiettivo come un ponte tra «questo straordinario archivio fisico che ha un fascino incredibile e un archivio digitale che possa essere consultato da chiunque, in qualsiasi momento e in qualsiasi parte del mondo».

L’iniziativa nasce da una rete ampia: accanto alla Fondazione e a Gruppo Panini Cultura figurano il Ministero della Cultura, la Regione Liguria, il Comune di Genova, la Camera di Commercio, MSC, la Fondazione Passadore 1888 e Costa Edutainment. Una scelta che la direttrice generale della Fondazione, Barbara Grosso, ha riassunto così: «Questo archivio è una casa della memoria condivisa, un luogo in cui ogni pagina restituisce voce a intere generazioni. Il Secolo XIX non è stato solo un giornale: è stato un testimone quotidiano delle nostre vite». Tra quelle pagine, ha raccontato, ha ritrovato «migliaia di storie, migliaia di notizie, migliaia di persone che hanno fatto la storia della nostra città», insieme a immagini e pubblicità capaci ancora di emozionare.

Alla cerimonia, la sindaca Silvia Salis ne ha sottolineato il valore civile, legandolo alla libertà di stampa: «Solo la libera informazione può dare ai cittadini la possibilità di scegliere», ha detto, aggiungendo che per essere credibile «l’informazione deve essere libera». Da qui l’augurio, «altri 140 anni al Secolo di libertà».
La nuova sede ospiterà iniziative culturali, progetti formativi ed eventi sul territorio; il recupero dei documenti proseguirà in parallelo alla digitalizzazione, mentre sono già avviati gli incontri per la fase successiva, quella del database che accoglierà i dati digitali. Il giornale di bordo, insomma, torna consultabile: la rotta punta in avanti. Resta valida la convinzione che attraversa l’intero progetto: la lettura del presente e quella del futuro partono sempre da una consapevolezza del passato.

Photo © Fondazione Secolo XIX