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L'eredità di un gigante della satira.

Categoria: Progetti

Categoria: Progetti

Anno: 2025

Tra memoria, arte e tecnologia per valorizzare – e custodire – l’eredità di Sergio Staino, un gigante della satira italiana.
Dal sogno personale alla grande impresa collettiva: scopri nell’articolo di Giovanni Barbieri come è nato l’Archivio Staino. Un progetto realizzato dalle aziende di Gruppo Panini Cultura: Hyperborea, Mida Digit e Haltadefinizione. E un obiettivo fortemente voluto dall’Associazione culturale Bobo e dintorni, grazie anche al sostegno di centinaia di persone.

Sergio Staino, l’arte di raccontare la vita

Storia del Digital Archive che raccoglie più di 16.000 opere dell’autore toscano, creatore dell’amatissimo Bobo.

Staino e Bobo.

Un uomo, mille talenti

Regista, direttore artistico, illustratore, attore, fumettista, autore televisivo, sceneggiatore… possiamo dire che Sergio Staino è stato molte cose, ma che è entrato nel cuore di migliaia di persone con Bobo, il suo personaggio (e alter-ego a fumetti) più noto. In lui troviamo riflessi i dubbi dell’uomo di sinistra rispetto alla complessità del mondo contemporaneo, sempre però corretti da una salutare ironia e da uno sguardo umanissimo. Nato nel 1940, dopo la laurea in architettura Staino diventa insegnante di applicazioni tecniche, ma coltiva la passione per le storie disegnate. Un giorno sottopone le sue tavole a fumetti a Oreste Del Buono, all’epoca direttore della rivista Linus, che decide di pubblicarle, folgorato dal personaggio di Bobo.

È il 1979 e anche l’inizio di una carriera lunga quarant’anni, che porta Staino a collaborare con i grandi quotidiani italiani – l’Unità, di cui è anche brevemente direttore, ma anche la Stampa e perfino l’Avvenire – con la televisione di stato – suoi Teletango e Cielito Lindo su Rai3, vero vivaio di nuovi talenti comici – e con il cinema, firmando due lungometraggi: Cavalli si nasce (1989) e Non Chiamarmi Omar (1992). È protagonista anche nel teatro, assumendo la carica di direttore artistico del Teatro Puccini di Firenze (1991-99) e dell’Estate Fiorentina (1998-99).

In tutto questo, non abbandona mai il disegno, realizzando vignette fulminanti, storie a fumetti, illustrazioni, dediche. Disegna ovunque e su qualunque superficie, creando un ricchissimo patrimonio di immagini.

Il giovane Staino e la figlia Ilaria

Quando la degenerazione retinica che lo perseguita fin dall’età di 37 anni peggiora, pregiudicando gravemente la vista, Staino non si arrende e continua a raccontare l’Italia con l’aiuto del figlio Michele. Nel 2019 esprime un grande desiderio: veder raccolta e preservata la propria opera per le future generazioni.

Un archivio impossibile

La moglie Bruna, insieme ai figli Ilaria e Michele, già protagonisti delle sue storie, si stringono a lui per cercare di esaudire quel desiderio. Il compito è arduo, perché ci sono, nella casa di Scandicci dell’autore, migliaia di disegni, raccolti ma non ordinati. Poi ci sono le opere digitali realizzate dopo il 2000 con il figlio Michele, si stima circa 60.000 vignette. Una mole impressionante di opere, che richiede risorse importanti per essere censita, catalogata, digitalizzata e infine resa fruibile a tutti.

Le prime risorse arrivano con l’aggiudicazione di un bando europeo Next Generation EU, da sponsor privati – principalmente la Fondazione della Cassa di Risparmio di Firenze – e dall’associazione “Bobo e dintorni” che nel 2024 raccoglie fondi attraverso la piattaforma Eppela. 

Il successo straordinario di questa raccolta, che supera il traguardo inizialmente stabilito e tocca i 135.000 euro, dimostra l’affetto del pubblico per l’autore e le sue creazioni. Associazioni, sindacati, aziende, colleghi illustri, ma anche tanti semplici lettori: una comunità di quasi 900 persone dona generosamente per non disperdere il capitale artistico di Staino, venuto a mancare il 21 ottobre 2023.

La famiglia Staino

Inizia l’impresa

A occuparsi dell’Archivio Staino, con l’intento di preservare la sua attività professionale è il Gruppo Panini Cultura, network di aziende specializzate nella tutela e valorizzazione dei beni culturali. Il capofila è Hyperborea, che si occupa prima di tutto del censimento del cartaceo.

Sentiamo com’è andata da Cecilia Poggetti, responsabile del progetto:

“Il nostro coinvolgimento nasce attraverso Unicoop Firenze, di cui curiamo da molti anni l’archivio storico e per cui Sergio Staino ha lavorato a lungo, stringendo anche legami d’amicizia. Quando si è trattato di cercare un’azienda che si occupasse dell’archivio, è stato naturale per Staino affidarsi ad Hyperborea, che aveva già dato prova di professionalità e affidabilità in questo ambito. Ricordo che ci ha contattati direttamente, avendo avuto i nostri riferimenti da Unicoop.”

Com’è stato gestito il lavoro?

“Ci siamo occupati di progettazione e coordinamento, perché è la competenza archivistica quella che armonizza le diverse attività. Solitamente si affronta l’archivio nella sua interezza, mentre la digitalizzazione può riguardare anche solo una piccola parte. L’Archivio Staino in questo senso è un’eccezione: trattandosi di un archivio molto piccolo, il committente ha potuto decidere per la digitalizzazione integrale, cosa assai rara.”

Il personale di Hyperborea entra materialmente nella casa di Staino, dove ogni opera viene numerata, foglio per foglio, registrando un totale di 14.077 pezzi, assai diversi fra loro per dimensione, supporto e tecnica utilizzata. Si tratta di fogli sciolti, quaderni, tavole originali e block notes che, tranne qualche eccezione, sono privi di data!

Quali sfide ha posto questo lavoro, rispetto alle vostre esperienze precedenti?

“Per la prima volta mi sono confrontata con l’archivio di un artista, che è fatto di pochissime parole e moltissime immagini. Da archivista dico sempre che gli archivi ci parlano, e a saperli ascoltare ci dicono tutto di chi li ha prodotti. Anche senza parole, e magari in un modo un po’ frammentato, anche questo archivio ugualmente ci parla, ci racconta chi è stato Sergio Staino. Abbiamo incontrato qualche difficoltà in più per le definizioni tecniche dei disegni, ad esempio le differenze fra striscia, vignetta e tavola, scoprendo che, come spesso accade, anche gli specialisti della materia non sempre concordano sulla terminologia… alla fine ci siamo dati una regola interna e siamo andati avanti.”

Quale figura d’artista emerge dall’archivio?

“Staino era una persona che comunicava disegnando. Qualunque cosa pensasse o sentisse, la esprimeva attraverso il disegno, con immediatezza e senza filtri. Quando si dice “un libro aperto”… Una grande sincerità.”

C’è qualche aspetto sorprendente del suo lavoro?

“Staino è sempre stato molto apprezzato per la capacità di cogliere gli aspetti più salienti del mondo che lo circondava, da questo punto di vista non ci sarebbe stato nulla di cui sorprendersi, e invece mi ha sorpreso lo stesso, perché un conto è apprezzare una vignetta su un fatto di cronaca il giorno dopo che quel fatto è accaduto, altra cosa è vederla a distanza di tempo: ecco lì si vede ancora di più quanto quella battuta, quella caricatura avessero davvero còlto nel segno.”

In qualche modo, sono segni che durano nel tempo…

“Infatti quello che stupisce è che il suo lavoro, così strettamente legato all’attualità, avrebbe potuto “passare” insieme a quel momento, invece no, anzi: è diventato uno sguardo su quel passato capace di farcene una sintesi efficacissima, più chiaramente di un libro di storia. Mi sono ritrovata a pensare che almeno una parte della sua opera potrebbe benissimo diventare un libro di testo, per far conoscere alle nuove generazioni cosa sono stati quegli anni in cui il mondo intero è cambiato.”

Dalla carta al pixel

Una volta terminata la fase di censimento delle opere, queste sono state prese in carico dall’azienda partner Mida Digit, a Bergamo, per essere digitalizzate. Se n’è occupata Adela Medjic.

Agli occhi di un profano, la digitalizzazione di un’immagine è un processo semplice, mentre a livello professionale le cose sono molto più complesse di così… “All’apparenza sembra una cosa semplice: metti il foglio sullo scanner, premi un tasto e il gioco è fatto. Ma quando si parla di opere originali, come le vignette di Staino, la questione è molto più delicata. Ogni disegno ha una sua particolarità: il tipo di carta, le tecniche usate, magari una china un po’ sbiadita o un acquerello leggero… insomma, serve attenzione.”

Quindi non è una semplice operazione meccanica…

“Digitalizzare queste opere significa riprodurle il più fedelmente possibile, rispettando colori, dettagli, e perfino le imperfezioni che fanno parte della storia del disegno. E poi bisogna fare delle scelte: cosa correggere, cosa lasciare com’è, come valorizzare al meglio il tratto originale. È un lavoro tecnico, ma anche interpretativo.”

Che richiede anche competenze estetiche…

“Assolutamente sì. Un documento scritto lo puoi scansionare in bianco e nero, metti a fuoco il testo ed è fatta. Una vignetta, invece, è un piccolo mondo: c’è l’ironia del tratto, il ritmo dello spazio, i colori, i pieni e i vuoti… tutto ha un significato. Per questo serve anche un occhio “artistico”. Bisogna sapere come valorizzare un disegno, senza alterarlo. E con Staino questo è ancora più vero: il suo tratto, così personale e immediato, va rispettato in ogni minimo dettaglio. Non basta acquisirlo: bisogna capirlo.”

Durante la digitalizzazione delle opere di Staino sono saltati fuori nuovi originali, per un totale di 16.000 pezzi!

“È una delle parti più belle di questo lavoro. Capita di aprire una cartelletta e trovare un disegno che non era stato ancora schedato, magari un bozzetto, una prova, o una vignetta leggermente diversa da quella poi pubblicata. Con le opere di Staino è successo più volte. Abbiamo trovato, per esempio, delle versioni alternative di Bobo, con battute diverse o disegni leggermente modificati. Sono piccole scoperte che raccontano molto del suo modo di lavorare, dei suoi dubbi e delle sue scelte creative.”

Una volta censite e digitalizzate in alta definizione le opere, però, si pone un nuovo problema: come catalogarle? 

A ciascuno il suo

Nell’impossibilità di stabilire una data certa, in accordo con la Soprintendenza archivistica, Cecilia opta per una descrizione dei soggetti rappresentati e degli ambiti tematici (politica, costume e società), in modo da facilitare la ricerca. Il lavoro è compiuto con il software proprietario Arianna4 di Hyperborea e va a completare il lavoro di Digital Archive delle opere cartacee.

I file, però, sono difficilmente fruibili online, dato il loro “peso” in byte, dovuto all’alta risoluzione. Vanno dunque gestiti attraverso un DAM – Digital Asset Manager, individuato in Coosmo, l’applicazione delle aziende partner Haltadefinizione e Memooria, che consente la gestione e la fruizione immediata di immagini in gigapixel.

Tutto è pronto per l’esordio. Fra i partner dell’iniziativa non può mancare Lucca Comics & Games ed ecco allora l’Archivio Staino in anteprima il 23 marzo 2025 a Lucca Collezionando, tradizionale appuntamento con il fumetto da collezione della città “capitale italiana del fumetto”.

È il culmine di un percorso iniziato l’anno precedente con il lancio della raccolta fondi a Lucca Collezionando, proseguito poi a dicembre 2024 con la mostra dedicata a Bobo, curata da Lucca Crea e dall’Accademia TheSIGN di Firenze. La mostra, ospitata al Castello dell’Acciaiolo di Scandicci, ha registrato circa 3.000 visitatori e proseguirà a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze. A chiusura della mostra, il 2 marzo 2025, è stata svelata al pubblico la statua in bronzo a grandezza naturale di Bobo, che sarà collocata in via definitiva nel parco del castello.

Mostra di Scandicci

Tutti in linea

È così che il primo aprile 2025 esordisce ufficialmente l’Archivio Staino: libero, gratuito, accessibile a tutti. Vi si accede attraverso l’indirizzo web sergiostaino.it/satira-e-sogni e si può navigare attraverso una ricca scelta di parole chiave: temi, personaggi, luoghi, eventi… nel tempo, andrà completato con le opere digitali prodotte dal 2000 in poi, realizzando finalmente il desiderio di un autore che fino all’ultimo ha cercato, con generosità, di raccontare la contemporaneità.

Quale prospettive apre l’Archivio Staino? L’ho chiesto a Luca Tavani, a capo del marketing di Hyperborea. “In termini teorici, le prospettive possono essere sia dirette, incrementando il patrimonio di questo archivio, sia indirette, raggiungendo clienti che hanno esigenze analoghe, con cui creare nuove opportunità di collaborazione.”

Secondo Cecilia, una volta completato l’inventario si potrà prendere in considerazione di trasformarlo in catalogo d’artista, che dovrà necessariamente completare le informazioni su ogni opera, attribuendo una data e un valore a ogni pezzo, appurando se è inedito. Un lavoro titanico, per il quale si dovrà necessariamente ricorrere a strumenti di intelligenza artificiale.

Da appassionato di fumetto, personalmente auspico che l’Archivio Staino possa diventare una prassi e non un unicum in Italia, coinvolgendo grandi autori del presente e del passato come Milo Manara, Hugo Pratt, Andrea Pazienza e altri, per non disperderne la memoria e il valore.