Monica Nanetti ci guida alla scoperta del Fondo Gianni Clerici, recentemente affidato alla sede di Brescia dell’Università Cattolica. Un patrimonio archivistico-librario rilevante ed eterogeneo, tuttora in fase di descrizione e costituito da manifesti, fotografie, riviste e monografie.
“Quello del tennis”: così si era autodefinito Gianni Clerici, con la consueta leggerezza e ironia, nel titolo di uno dei suoi libri. Ma legare il suo personaggio unicamente a questo sport sarebbe decisamente riduttivo, come pure lo sarebbe la qualifica di giornalista sportivo con cui spesso lo si identifica. Questo perché Clerici, scomparso nel 2022 a 92 anni di età, è una straordinaria e sfaccettata figura che attraversa trasversalmente una quantità di ambiti: giornalista e commentatore televisivo, ma anche scrittore, commediografo, storico, poeta, intellettuale e lui stesso tennista di buon livello, con un curriculum in cui compaiono anche un paio di partecipazioni ai tornei Slam, a Wimbledon nel 1953 e al Roland Garros nel 1954 (eliminato entrambe le volte al primo turno, della sua esperienza inglese ci ha però regalato un memorabile racconto del viaggio da Como a Londra a bordo di una Fiat 500).

Gianni Clerici (a sinistra) con Fausto Gardini, Bormio 1948.
Un talento polivalente, quello di Clerici, che trova comunque nel tennis l’elemento principale, il filo conduttore di tutta la sua lunga e fertilissima attività. Tanto più che, in mano a questo intellettuale e scrittore di razza, questo tema esce dai ristretti confini del campo di gioco e si allarga a una molteplicità di aspetti che comprendono elementi sociali, descrizioni di luoghi, analisi di caratteri e psicologie, fino a comporre un quadro assai più vasto, in cui lo sport è spunto e metafora di una visione generale del mondo.
Raffinato narratore, dunque, ma anche icona di ironia e stile, amato e apprezzato da una vastissima platea di lettori e telespettatori, tra i suoi multiformi talenti Gianni Clerici ne comprendeva anche uno meno noto: quello di grande collezionista. Come ha raccontato la figlia Carlotta: “Papà teneva tutto, era un collezionista nato. Nel suo studio abbiamo trovato testi corretti a mano da Giorgio Bassani e Mario Soldati, i taccuini delle interviste, i libri che leggeva per scrivere i suoi, alcuni incipit di romanzi che non hanno visto la luce e naturalmente le diverse versioni dei suoi testi. Credo se ne possa ricavare una sorta di ‘metodo Clerici’ prezioso per i giovani, compresi, forse, i suoi aspiranti colleghi di domani”.
La “scoperta” e la valorizzazione di questo eccezionale patrimonio ha – come molto di ciò che riguarda la vita di Clerici – un’origine inconsueta e quasi romanzesca. Racconta infatti Francesco Rognoni, docente di letteratura inglese e americana dell’Università Cattolica di Brescia e Milano: “Per un concorso di circostanze mi sono trovato pochi mesi dopo la morte di Gianni Clerici nel suo studio, che la figlia Carlotta mi aveva generosamente aperto per permettermi di visionare alcune lettere a uno scrittore, Sergio Ferrero, che mi interessavano. È così che mi sono trovato davanti tre pareti di una biblioteca davvero più unica che rara: sicuramente la biblioteca di storia del tennis più completa d’Italia, ma probabilmente del mondo. Una collezione che ho iniziato immediatamente a corteggiare, per evitare il rischio che questo straordinario patrimonio finisse all’estero”.
Corteggiamento pienamente riuscito: attraverso la mediazione di Rognoni nel marzo 2023 il fondo librario e documentario è arrivato all’Università Cattolica di Brescia, a fare compagnia ad altre importanti collezioni custodite dall’ateneo. Tra queste – quasi un segno del destino – la Biblioteca Viganò di storia della scienza, all’interno della quale è custodito il volume del 1555 “Trattato del giuoco della palla di Messer Antonio Scaino da Salò”, generalmente considerato il primo trattato sul tennis della storia, a cui lo stesso Clerici aveva spesso fatto riferimento nei suoi libri.

Clerici in tribuna stampa ai Campionati Italiani di tennis, Firenze 1971.
Grazie alla donazione della famiglia Clerici l’università ha così acquisito una raccolta di storia del tennis pressoché unica per ampiezza e completezza, seconda forse soltanto a quella del prestigioso Wimbledon Lawn Tennis Museum. Un patrimonio che meritava di essere fruibile a un vasto pubblico di studiosi e appassionati e che è stato quindi ben presto sottoposto a vasto lavoro di catalogazione, durato oltre un anno e terminato nel settembre 2024 per quanto riguarda la parte bibliografica.
Il complesso librario del Fondo Gianni Clerici è oggi esposto presso la sala di lettura, mentre il fondo archivistico, in corso di inventariazione con Arianna4Work, è conservato nei depositi della biblioteca dell’Università Cattolica di Brescia, nella sua sede di Mompiano. E molti dei suoi contenuti sono già consultabili anche on line, all’interno di un portale realizzato ad hoc grazie agli strumenti di Hyperborea, dal significativo titolo “Lo scriba del tennis. Libri e carte di Gianni Clerici” (https://brescia-raccoltestoriche-gianniclerici.unicatt.it/), costantemente aggiornato con contributi inediti e chicche provenienti dalla collezione.
Il materiale presente nel Fondo è estremamente vario e diversificato. A partire dalla biblioteca vera e propria, i cui volumi sono oggi disposti in ordine cronologico negli scaffali di una spaziosa sala studio e che comprende oltre duecentocinquanta manuali di tecnica tennistica, quasi duecento tra biografie e autobiografie di giocatori, quarantacinque volumi di statistiche e ben dodici enciclopedie del tennis, a cui si aggiungono dieci libri umoristici e di aneddotica, sei riguardanti uno stretto parente del tennis, il ping-pong, e vari romanzi di stampo tennistico tra cui i celebri “Infinite Jest” di David Foster Wallace e “Levels of the Game” di John McPhee. Accanto alle monografie un vasto spazio è riservato alle riviste specializzate, di cui sono conservate numerose annate: dalla più antica rivista nazionale di tennis ancora in stampa, “Il Tennis Italiano” (fondata nel 1929), alla statunitense “World Tennis” (fondata nel 1953 a New York da Gladys Heldman, tennista americana e manager della leggendaria campionessa Billie Jean King), al plurisecolare magazine britannico “Lawn Tennis” (fondato a Londra nel 1896 dalla LTA-Lawn Tennis Association), a cui si aggiungono numerose altre testate di settore da tutto il mondo.

La primissima uscita di Lawn Tennis, datata 1896.
Di fascino ancor più straordinario è forse la sezione iconografica. Sono presenti nella collezione oltre trecento esemplari di poster e locandine di tornei ed eventi, manifesti pubblicitari, caricature, illustrazioni; inclusi esemplari “storici” come la locandina della vittoria italiana nella Coppa Davis 1976, ottenuta a Santiago del Cile contro i padroni di casa dalla squadra composta da Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Antonio Zugarelli e Paolo Bertolucci.
Questo immenso deposito di documentazione sportiva è stato determinante anche per la realizzazione del maggior successo editoriale di Gianni Clerici, il volume “500 anni di tennis”, pubblicato per la prima volta da Mondadori nel 1974 e iperbolicamente descritto da Enzo Biagi come “il libro italiano più venduto all’estero dopo la ‘Divina Commedia’ e ‘Pinocchio’”: una vera e propria “bibbia del tennis”, tradotto in sei lingue, frutto di innumerevoli studi e ricerche nonché della collaborazione dell’amico e partner di commenti televisivi Rino Tommasi, autore delle minuziose tabelle statistiche relative a giocatori e tornei; tanto esperto e appassionato di numeri da essersi guadagnato da Clerici il soprannome “ComputeRino” (quest’ultimo, a sua volta, aveva ricambiato coniando per il collega l’appellativo di “Dottor Divago”, con riferimento ai suoi frequenti incisi ed excursus durante le cronache).
L’opera “500 anni di tennis”, all’interno del Fondo Gianni Clerici, rappresenta in qualche modo il punto di contatto tra le sezioni più istituzionali e quelle più private della collezione: della quale, infatti, fanno parte anche numerosissime testimonianze della vita e dell’attività di Clerici stesso, contribuendo a dare luce alla sua figura e al mondo all’interno del quale si è mosso.

Locandina della Finale di Coppa Davis 1976, Santiago del Cile.
Un primo, eccezionale esempio riguarda la sezione delle fotografie, comprendente oltre 1700 scatti che vanno dal 1948, con il diciottenne Clerici nelle vesti di giocatore accanto a Fausto Gardini e Umberto Bergamo, fino a quelle realizzate negli anni Settanta, con le sfide tra l’astro nascente Adriano Panatta e il grande veterano Nicola Pietrangeli. La raccolta non riguarda unicamente il tennis, ma comprende anche numerose e splendide istantanee dei lunghi viaggi di Clerici, compiuti in un’epoca in cui il turismo aveva caratteristiche ben diverse da quelle attuali: dall’Egitto monumentale di Luxor e Abu Simbel fino all’ “Australia Felix” che dà il titolo a uno dei suoi romanzi.
Si arriva così alle parti più personali – e al tempo stesso più sorprendenti per vastità e varietà – dell’archivio: quelle che comprendono le carte e gli articoli dell’autore. I documenti presenti testimoniano perfettamente la varietà degli interessi di Clerici e la ricchezza della sue frequentazioni: in quasi un centinaio di faldoni sono conservate le bozze dei suoi molti romanzi, con le correzioni per mano di personaggi del calibro di Sergio Ferrero, Giorgio Bassani e Mario Soldati, a cui si aggiungono i materiali di lavoro per i suoi manuali di tecnica tennistica e per i testi di saggistica; opere inedite, come ad esempio “El general pirla”, commedia dialettale basata sul “Miles Gloriosus” di Plauto, scritta a quattro mani con Gianni Brera; documenti e attestati vari, tra cui il diploma della laurea in Legge conseguita a Urbino; i carteggi con personalità della cultura e dello sport come Vittorio Gassman, Maria Corti, Attilio Bertolucci, Giuliano Amato; senza contare una vasta messe di memorabilia di ogni tipo: appunti, taccuini, persino i quaderni dove da ragazzo teneva traccia delle partite giocate e scriveva le prime cronache e statistiche.
A questo si aggiunge – rilegata in ordine cronologico in decine di libroni – la raccolta pressoché completa degli oltre settemila articoli di giornale scritti da Clerici nel corso di oltre settant’anni di carriera: dagli esordi sulle pagine de “Il Tennis Italiano” nel 1948 alle collaborazioni con la “Gazzetta dello Sport” tra il 1951 e il 1954, dalla breve avventura di “Sport Giallo” nel 1955 alla consacrazione come giornalista e scrittore (o “giornatore”, come si era autodefinito) sulle pagine de “Il Giorno” dal 1956 al 1987, fino alla sua ultima avventura con “La Repubblica” proseguita fino al 2022, anno della sua scomparsa.

Ritaglio da Il Giorno, 3 aprile 1961.
La catalogazione del Fondo Gianni Clerici costituisce, insomma, un’autentica miniera di informazioni, dati e curiosità su molteplici elementi: su un autore capace di spaziare ben oltre i limiti del giornalismo sportivo; sulla società, la storia e i costumi di epoche recenti ma ormai completamente trasformate; su uno sport “tradizionale” ma sempre affascinante, tornato in questi ultimi tempi prepotentemente di attualità complici i successi di molti atleti italiani.
Non a caso, a chiudere il cerchio di tutti questi diversi aspetti, restano le profetiche parole scritte per “La Repubblica” nel 2019 da un Clerici quasi novantenne ma ancora straordinariamente preciso nelle sue descrizioni: “I suoi colpi sembrano esistere dai tempi dell’asilo, dal giorno in cui, come tutti gli sportivi della sua zona, poteva essere uno sciatore. Forse potrebbe andare di più a rete, ma lo farà seguendo i suggerimenti di Piatti che, non dimentichiamolo, ha tenuto a battesimo Djokovic fino al giorno in cui i parenti del serbo non gli chiesero in dono 12 biglietti del Roland Garros. Non si è mai visto, insomma, un tennista italiano più dotato, e lo posso affermare proprio io che ho incontrato su un campo del vecchio Parioli Nicola Pietrangeli sedicenne”. Oggetto del commento è, ovviamente, Jannik Sinner, all’epoca diciottenne pressoché esordiente sulla scena internazionale e oggi incontrastato numero uno delle classifiche mondiali.
Poster vari.



