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Categoria: Storie

Nato nel 1894, Il Touring “ha inventato il turismo”. Ma come ci racconta Stefano Paolo Giussani, ha soprattutto il merito di avere creato un patrimonio archivistico incredibile.

In un fondo immenso, la storia di un Paese e il formarsi della sua cultura, capace di unire diverse generazioni e spiegare le origini di quella pratica che oggi chiamiamo “turismo”.

Ci sono nomi che col tempo hanno acquisito un valore tale da essere identificati come parte della cultura popolare. A volte sono marchi commerciali, altre volte toponimi, talvolta rappresentano istituzioni. Il Touring Club Italiano, confidenzialmente noto come “Il Touring”, è una di queste. A 130 anni dalla sua fondazione, ricorrente quest’anno, la sua storia è la storia del nostro Paese. Nacque nel 1894 da un gruppo di giovani milanesi del mondo della cultura e dell’imprenditoria. Si unirono in un’associazione privata e auto-finanziata per sostenere la passione della bicicletta. L’allora Touring Club Ciclistico Italiano (TCCI) si poneva l’obiettivo di fornire ai soci contatti e servizi per scoprire l’Italia dal suo patrimonio di strade. Non ci si pensa spesso, ma la rete arrivata a noi sulla base delle vie romane era, ed è tuttora, un tesoro che ha favorito lo sviluppo, della nostra conoscenza, della nostra economia e del turismo.

Qui sta forse la chiave di lettura di Touring. Aver “inventato” il turismo e aver dato agli italiani la consapevolezza di un Paese reale, cosa affatto scontata agli albori del Novecento, quando esisteva poco o nulla di cartografie, guide, segnaletica e riviste.

Geografia di un secolo

Per questo motivo, sfogliare l’archivio Touring è un po’ come guardare all’album di famiglia che ognuno di noi serba su uno scaffale. Esistono archivi di foto, esistono archivi di mappe, o archivi di riviste, di documenti, di atti, di statistiche, ma l’unico fondo in grado di combinare copiosamente tutto questo patrimonio è quello del Touring. Il fondo del Touring Club Italiano conserva tutto il materiale prodotto o acquisito a vario titolo dal TCI a partire dalla sua fondazione.

Nell’insieme è un corpus vastissimo, che solo in foto conta 350.000 immagini con una campionatura di temi vasta tanto quanto la società italiana e il mondo. Affianca questo patrimonio iconografico la biblioteca con riviste, guide, libri, carte, atlanti nelle varie edizioni e ristampe. Poi ci sono l’emeroteca che conta 200 testate storiche e la cartoteca con oltre 10.000 carte topografiche, tematiche, portolani, carte aeronautiche, e una sezione di atlanti di tutti i Paesi del mondo. La sezione documentale, invece, custodisce la parte relativa alla vita istituzionale del Tci, compresi i disegni e i bozzetti originali per le riviste del Touring con 1.000 opere disegnate, il fondo delle lastre e le fotografie provenienti dall’Istituto Arti Grafiche di Bergamo con migliaia di scatti di beni artistici d’Italia realizzati in un decennio di campagne fotografiche all’inizio del ‘900.

Dal 2014, una parte del patrimonio degli archivi Touring è online e accessibile a tutti grazie al catalogo in rete Digitouring realizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo. Attraverso digitouring.it, si accede a fotografie, carte storiche, atlanti, video e riviste. Questa parte è integrata con una sezione tematica.

La cacciatrice di documenti

Scorrendo il lasso di tempo dalla sua fondazione, di tappa in tappa si scopre quanto dobbiamo all’istituzione e alle donne e uomini che l’hanno fondata, sostenuta, resa viva e tramandata fino a noi. Tra queste persone c’è Luciana Senna. «Lavoro al Touring da diversi anni – Luciana è vicina al traguardo della pensione, ma quando la si ascolta, nella voce c’è il guizzo di una trentenne – Ho trascorso molto tempo in redazione, dove non avevo a che fare con i fondi. Poi mi è venuta voglia di cambiare e, a 46 anni, mi sono completamente riciclata nel mondo dell’archivio, partendo da zero o quasi. Non mi son pentita della scelta.»

Luciana si è dunque guadagnata la medaglia di archivista sul campo. «Non avevo una formazione specifica, ma arrivando dalle lettere classiche ho scelto un’impostazione di cacciatrice, mi sono sentita un’archeologa dei documenti. In un primo momento ammetto di aver avvertito un certo disorientamento. Le raccolte sono vaste e di diverso tipo tra documenti, fotografie, pubblicazioni. Mi sono domandata come avrei fatto a uniformarmi con i contenuti, a prendere dimestichezza e padronanza dei luoghi fisici e delle connessioni tra i materiali.» L’archivio comprende anche documentari. Uno in particolare, mostra il lavoro dei cartografi alle prese con l’edizione dell’atlante del 1953. Si evince che al Touring lavoravano in molti e ognuno con la propria specializzazione. «C’erano gli specializzati nelle foto, nella gestione dei soci, nell’ordine dei documenti, poi si è ridotto il personale. Ora siamo in due e dobbiamo cercare di avere una visione a 360°. Non ho la conoscenza approfondita di chi era specializzato, ma mi oriento. È trascorso parecchio tempo dall’inizio del mio impegno, eppure si continuano ad aprire finestre. Se si desidera stabilire connessioni, si ha la possibilità di farlo. È un lavoro sempre creativo che lascia molto spazio.»

La sindrome cinese

Trovare una dimensione creativa in un archivio suona quasi come un ossimoro, eppure Luciana Senna richiama una possibile interpretazione. «Penso che il deposito di memoria costituito dall’archivio debba sempre essere un viatico per la contemporaneità. Quello del Touring è l’archivio della storia d’Italia, un’opera collettiva di persone che lavoravano per creare patrimonio di conoscenza».

Chiedo all’archivista allora di raccontarmi un episodio convincente di questa visione. «Quindici anni fa arrivò una delegazione di cinesi. Erano operatori turistici che non parlavano una parola di italiano. Nonostante l’interprete, c’era un silenzio imbarazzante. Da una parte loro, dall’altra i rappresentanti istituzionali del TCI. In mezzo l’imbarazzo di non trovare argomenti di scambio. Così ho chiesto di prelevare in archivio alcune foto della Cina e dal silenzio si è passati letteralmente al caos. Dopo pochissimo l’interprete ci ha spiegato che loro non avevano mai visto foto antecedenti al 1966, perché il passaggio rivoluzionario aveva cancellato tutto. Stavano riscoprendo il loro passato.»

In un certo senso, è come se l’archivio Touring avesse gettato un ponte tra generazioni. Mi domando se sia una via percorribile sempre. «Ai giovani faccio capire che la foto del nonno è un documento di archivio. Siamo tutti archivisti, perché abbiamo bisogno di riconoscerci, abbiamo bisogno di radici, senza le quali ci manca un’identità storica.» È inevitabile riflettere su cosa ci mancherebbe senza l’Archivio TCI. «Il TCI esiste come associazione pubblica, ma la sua forza è in queste radici, che se non ci fossero, ci lascerebbero senza albero. Penso al mio stesso caso. In redazione ero la redattrice, ma cosa fosse davvero il TCI, l’ho capito solo stando in archivio. È lì che mi è venuta voglia di raccontare cosa sia oggi il Touring. Prendiamo ad esempio la segnaletica stradale. Il TCI ha dato un impulso, e nel corso della sua vita ha installato più di 700.000 cartelli.»

Il Touring precursore

È anche attingendo all’archivio e a questi aspetti pionieristici, che ci si rende conto di quanto il Touring fosse un precursore dei tempi. Propose le prime piste ciclabili nel 1895, installò cassette di riparazione e pronto soccorso medico lungo le strade, si oppose alla tassa sulle bici, intuì il valore del nuovo mezzo al fine di diffondere il turismo. Collaborò perfino alla stesura del primo Regolamento di Polizia Stradale e all’abbellimento delle stazioni ferroviarie. Come ha spiegato Luciana Senna, dobbiamo al Touring perfino la cultura della segnaletica quando ancora le auto e la circolazione erano agli albori. Su suo stimolo nacque l’ENIT e sempre grazie al TCI si sensibilizzò l’opinione pubblica all’idea di protezione della natura che portò a istituire il Parco Nazionale del Gran Paradiso, primo in Italia.

È sulla riflessione di passaggi come diffondere la cultura della bici, la protezione della natura, il valore di sintesi delle icone segnaletiche, temi oggi attualissimi, che ci si rende conto come un archivio continui ad essere un faro per la contemporaneità, ancora dopo 130 anni.